Veleni radioattivi in Arsenale. 
BOMBA ECOLOGICA. Le rivelazioni della perizia tecnica consegnata al procuratore Attinà.
Nel "Campo in ferro" di Marola trovati quintali di rifiuti tossici. E nel sottosuolo diossine, amianto, metalli pesanti e idrocarburi: inquinate le acque sotterranee.
In superficie 765 chili di rifiuti classificati come radioattivi, e poi coibentazioni d'amianto sfuse, batterie al piombo e al nichel-cadmio, condensatori contenenti policlorolifenili e policlorotrifenili, assimilabili alle diossine. E nel sottosuolo amianto, batterie, residui di solventi, di vernici, di olii minerali e di idrocarburi pesanti, che hanno contaminato anche le acque sotterranee, e, presumibilmente, altri rifiuti radioattivi. Il Campo in ferro dell'Arsenale Militare nascondeva una piccola Pitelli. Il quadro veramente allarmante emerge dalla perizia dell'ingegner Luigi Boeri, consulente tecnico del procuratore aggiunto Rodolfo Attinà, nell'inchiesta che vede indagati gli ammiragli Dino Nascetti ed Ermogene Zannini nella loro veste di ultimi direttori dello stabilimento militare.
Ma l'ingegner Boeri sottolinea come la responsabilità del dissesto ambientale creato sopra e sotto la vasta aerea che si stende ai piedi di Marola non può essere ascritta solo ai due alti ufficiali. Il consulente tecnico del pm Attinà nota che la sepoltura di rifiuti pericolosi nel sottosuolo a contatto col mare risale agli anni antecedenti il 1980. Nei quattro magazzini in lamiera, di cui uno addirittura non censito, scaricavano materiali altri comandi, che ricadono sotto il diretto controllo del Comando del Dipartimento Alto Tirreno. Al Comando in Capo del Dipartimento l'ingegner Boeri imputa in particolare di aver effettuato negli anni trasporti di rifiuti pericolosi e non pericolosi con mezzi non idonei, di non aver tenuto registri di carico e scarico, di non aver dato corso a un programma di smaltimento dell'amianto presentato dalla Direzione dell'Arsenale, di non aver avuto notizie di disposizioni formali all'utilizzazione del deposito. Il procuratore Attinà dovrà valutare se questi comportamenti omissivi costituiscano ipotesi di reato e, nel caso, quali persone fisiche iscrivere nel registro degli indagati. C'è motivo di ritenere che gli ammiragli Zannini e Nascetti non resterrano gli unici alti ufficiali coinvolti nell'inchiesta.
Il deposito della perizia dell'ingegner Boeri è avvenuto il 18 novembre scorso. Il documento è rimasto a lungo top secret. Poi il magistrato ne ha disposto l'invio a tutti gli enti, che possono essere interessati alla bonifica del sito, dal Comune al ministero della Difesa, al ministero dell'Ambiente. E il clamore dell'esito delle indagini tecniche ha sfondato il muro del segreto d'indagine.
Le 554 pagine della perizia, corredate da quattro faldoni di tavole e di tabelle, consegnano alle autorità civili e militari e alla collettività spezzina un altro scandalo ambientale. Ma questa volta il responsabile non è qualche speculatore privato o qualche organizzazione malavitosa. Il Campo in ferro non entrerà nelle competenze della commissione parlamentare d'inchiesta sulle "ecomafie". Ma non perché la quantità e la pericolosità dei rifiuti e dell'inquinamento provocato sia di poco conto, ma solo perché l'autore è lo stesso Stato che ha emanato la legge Ronchi, che sanziona pesantemente i privati.
Quando si legge che tra i cumuli del magazzino Metalli pregiati sono state rinvenute apparecchiature contenenti fonti emittenti radiazioni ionizzanti, classificabili ad ogni effetto come rifiuti radioattivi, si accapona la pelle. Il perito non è stato in grado di quantificare quanti rifiuti radioattivi sono stati interrati prima del 1980. Ciò che nasconde il sottosuolo è stato censito a campione. Sicuramente nel sottosuolo sono nascosti materiali metallici, vernici e diluenti, batterie e pile, pneumatici, amianto in concentrazioni superiori ai limiti di legge. Le analisi chimiche hanno accertato una forte contaminazione del terreno in modo significativo fino ai tre metri di profondità. I rifiuti, in assenza di protezioni, hanno poi ceduto inquinanti alle acque sotterranee, dove oltre a metalli pesanti come ferro, alluminio e manganese, è stata riscontrata presenza di solfati e di policlorobifenili, assimilabili alle diossine. Tutte sostanze che, se cedute al mare, possono entrare nella catena alimentare.