Ambientalisti all'attacco contro il piano di sviluppo del porto 
E alla Spezia riesplode la "Guerra del Golfo" 


di MASSIMO MINELLA 
L'ambiente, uno dei più belli al mondo al punto da essere dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, è quello del Golfo dei Poeti, vanto della Spezia e dei suoi piccoli comuni. Il lavoro è quello di uno dei più importanti porti del Mediterraneo, quello della Spezia, capace di muovere ogni anno un milione di container. Impossibile, finora, far dialogare senza polemiche e accuse reciproche questa traduzione ligure dell'infinita dicotomia.
A scatenare la protesta, lo scorso anno, è la proposta del piano regolatore della Spezia di riempire uno specchio acqueo di trecentomila metri e di dragare i fondali per consentire l'attracco alle grandi navi giramondo da seimila container. Fare spazio ai giganti del mare significa non escludere La Spezia dal circuito dello shipping mondiale, spiega il presidente della port authority Giorgio Bucchioni, presentando il piano della discordia. "Tombare" quella fetta di mare dentro al Golfo significa infliggere all'ambiente la più severa delle punizioni, mettendo anche a rischio mare e territorio in seguito a dragaggi che sposterebbero dai fondali sostanze altamente tossiche e inquinanti, replicano subito gli avversari del piano, ambientalisti, artisti, intellettuali, uomini di cultura coordinati dal sindaco di Lerici Giorgio Tedoldi. Avanti così, per un anno intero. Poi un primo tentativo di mediazione: il "tombamento" si riduce a 140.000 metri quadri. Ma la polemica non si placa, anzi, trova nuova linfa con l'attacco firmato proprio ieri dal "treno verde" degli ambientalisti che bollano il piano come uno scempio lungo 8 chilometri. «L'autorità portuale ha anche in programma un consistente dragaggio dei fanghi di sedimentazione del Golfo - spiega Gianluca Della Campa, responsabile del Treno Verde di Legambiente - per permettere il passaggio delle super portacontainers. II Golfo non è mai stato dragato e ha raccolto in questi decenni scarichi massicci di ogni tipo di rifiuto, compresi gli scarichi delle raffinerie, della centrale a carbone dell'Enel, degli impianti di smaltimento dei rifiuti e degli inceneritori del tossiconocivo che ha portato La Spezia su tutte le cronache internazionali cambiandogli il nome da Golfo dei Poeti a "Golfo dei veleni". "Il dragaggio rimetterebbe in sospensione centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che, trasportate dalle correnti, danneggerebbero irrimediabilmente tutta la zona di Porto Venere, Palmaria, Tino e Tinetto e la riserva marina delle Cinque Terre" aggiungono Stefano Sarti, presidente di Legambiente Liguria e Paolo Varella, presidente del Circolo "Nuova Ecologia" della Spezia.
"Qui è stato fatto del terrorismo perché i dragaggi vengono fatti in tutto il mondo e hanno una funzione economica, ma anche ambientale perché si procede alla bonifica dei fondali - replica il presidente dell'authority Bucchioni - Il materiale ricavato dal dragaggio finirà all'interno dei moli del porto, opportunamente trattato da materiale inerte".