PORTO VENERE — Clima teso, in una calda e affollata assemblea tenuta a
ieri sera Porto Venere, durante la discussione per la presentazione del
progetto definitivo di un mega-ascensore sotterraneo che dovrebbe
collegare la parte bassa del borgo antico (via Capellini) con il Castello
Doria. Clima da stadio con i residenti che hanno vivacemente contestato
l'operazione. Resta da chiedersi, sentite le varie posizioni, chi fosse a
conoscenza e chi appoggi questo faraonico progetto. Abitanti, consiglieri
comunali di maggioranza e opposizione, amministratori regionali e tecnici
sono scettici se non apertamente contrari. Solo la giunta appoggia la
soluzione sviluppata assieme alle Belle Arti: uno scavo di centinaia di
metri fra le case e all'interno delle delicate rocce del centro storico di
Porto Venere.
In campo è scesa anche Legambiente che manifesta la sua elevata
preoccupazione temendo uno sconvolgimento dell'equilibrio millenario del
paese, tanto che ha richiesto all'ufficio tecnico del comune copia scritta
del relativo progetto e del Piano Urbanistico Comunale. Ma un no arriva
pure da Forza Italia che pur non entrando nel merito del progetto,
contesta i metodi che hanno guidato l'iter di questa pratica. Gli
esponenti "azzurri" accusano la giunta di aver sviluppato il
progetto senza ascoltare la voce dei residenti per una simile opera. Più
tecnica invece la «voce» degli esperti interpellati dal Circolo Nuova
Ecologia di Legambiente. «C'è il rischio che il paese, una volta
eseguita l'opera, non sia più quello amato e ammirato in tutto il mondo,
per non parlare dei danni che provocherebbero i mezzi pesanti e il
cantiere all'interno delle mura. Se la spesa iniziale fosse realmente
quella ipotizzata, e cioè più di 2 milioni di euro, ci sarebbero, a
nostro giudizio, ben altri siti che necessitano di interventi all'interno
del Comune di Porto Venere, quali ad esempio il consolidamento della frana
nella grotta dell' Arpaia o la bonifica dello "scheletrone"
nell'Isola Palmaria».
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