LA SPEZIA — "Non risponde al vero che le amministrazioni locali hanno fatto istanza di costituzione di parte civile solamente nei confronti degli imputati di disastro ambientale, come cercano di far credere; in vero esse hanno operato una "discriminazione" tra amministratori e funzionari pubblici da una parte e imprenditori privati dall'altra, costituendosi nei confronti dei secondi ma non dei primi, anche se imputati per disastro ambientale". Lo rivela Legambiente, alla luce della spiegazione ufficiale delle scelte di strategia processuale illustrate dal sindaco Giorgio Pagano e dal presidente della Provincia Giuseppe Ricciardi. 

Legambiente, attraverso il circolo Nuova Ecologia, svela le carte che 'minano' la tenuta logica dei motivi addotti dagli esponenti degli enti locali, evidenziano l'esistenza di ex amministratori e funzionari pubblici nel novero degli indagati per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Si tratta di Giorgio Sommovigo, Sandro Andreoli, Nicolò Alonzo e Carlo Antonio Marzani. 

Legambiente puntualizza le vesti per le quali gli indagati hanno giocato un ruolo cardine nelle vicende di Pitelli. "Sommovigo è stato assessore all'igiene e sanità del Comune della Spezia dal 1980 e capo settore Ufficio Ambiente della Provincia della Spezia dal 1985 (con specifiche competenze in materia di smaltimento rifiuti e inquinamento delle acque) e con qualifica di capo settore chimico con funzioni di controllo sia tecnico che amministrativo sullo smaltimento dei rifiuti". 

Di Andreoli Legambiente evidenzia le funzioni di capo servizio geologo della Provincia della Spezia, con funzioni di controllo sul territorio nella specifica materia dello smaltimento dei rifiuti e poteri istruttori per la formazione degli atti autorizzativi. Quanto a Nicolò Alonzo, si tratta dell'ex assessore alla tutela ambientale della Regione Liguria dal giugno del 1995. Infine, Marzani, funzionario della Regione Liguria assegnato al settore tutela ambiente con specifici incarichi di istruttoria nelle pratiche afferenti lo smaltimento dei rifiuti. 

"Sono tutti imputati, di falso in atto pubblico, di abuso d'ufficio, di disastro ambientale e avvelenamento di acque e sostanze alimentari, in concorso con gli imprenditori contro i quali le amministrazioni si sono costituite parte civile, ma a loro Comune e Provincia non ritengono di dover chiedere i danni. Marzani, inoltre, è indagato di concorso in corruzione», evidenzia Legambiente ritenendo che «i delitti contro la pubblica amministrazione, quali appunto la corruzione per un atto d'ufficio, la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e l'abuso d'ufficio, ma anche la falsità commessa dal pubblico ufficiale in un atto pubblico, reati gravissimi per i quali sono comminate pene assai severe, dovrebbero essere considerati doppiamente lesivi dalla pubblica amministrazione poiché ledono suoi diretti interessi, e imporrebbero, quindi, già essi soli la costituzione di parte civile delle amministrazioni nelle quali e per le quali gli imputati hanno lavorato".