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Al
comitato "Oltre il colle"
Baccano - Arcola |
Cari
amici,
nella vostra lettera ci chiedete di
riassumere la nostra posizione sul
progetto di trasformare l'attuale
raffineria dell'Arcola Petrolifera in una
centrale termoelettrica a metano a ciclo
combinato.
A questa domanda bisogna innanzi tutto
rispondere con due premesse.
La prima è che siamo dalla parte dei
cittadini di Arcola che protestano per le
gravi deturpazioni ambientali e per i
gravi danni subiti alla propria salute in
questi anni in conseguenza delle scelte
nefaste compiute su questo territorio, e
non si tratta solo zona industriale, ma
anche dell'attività del forno di
incenerimento (chiuso grazie ad un esposto
di Legambiente), all'attività nociva
della centrale Enel, sino, nella vicina
zona di Pitelli, allo scempio delle
discariche.
La seconda è che esattamente 10 anni fa,
nel 1992, l'Arcola Petrolifera chiese il
rinnovo ventennale della concessione alla
produzione energetica con raffinazione dei
prodotti petroliferi.
Il Comune di Arcola stipulò una
convenzione con la società con l'impegno,
a fronte di alcuni interventi definiti
migliorativi dei processi produttivi e
delle condizioni ambientali, di fornire
parere favorevole al rinnovo della
concessione, cosa che poi avvenne poco
tempo dopo.
L'unica associazione ad esprimere la sua
contrarietà a tale scelta fu Legambiente,
assieme a gruppi di cittadini non ancora
costituiti in comitati, sia pubblicamente
che in sede di riscorso al Tar Liguria.
Spiace constatare che molti dei
contestatori di oggi non solo non si
opposero, ma, all'interno
dell'amministrazione comunale, e dai
banchi della maggioranza ed alcuni anche
dall'opposizione, votarono addirittura a
favore del procedimento.
Non ci pare che a tutt'oggi sia stata
fatta pubblica e profonda autocritica su
quell'avvenimento che ci ha portato dritti
dritti alla situazione attuale.
Legambiente si disse invece favorevole
alla revisione totale della destinazione
urbanistica di quella zona, e quindi non
del solo territorio dell'Arcola
Petrolifera, che da industriale doveva
secondo noi assumere le funzioni di area
dedicata alla piccola media impresa, con
una consistente parte bonificata e
restituita alla pubblica fruizione.
Detto questo, tanto per storia, noi
pensiamo che per valutare un nuovo
progetto, come quello in campo in questi
giorni, bisogna innanzi tutto conoscerlo.
A tutt'oggi si conosce pubblicamente
quello che necessariamente non può essere
che un sunto di questo, tramite l'annuncio
a pagamento sui giornali ed alla
conferenza stampa indetta dall'azienda.
Per un giudizio più approfondito
attendiamo di conoscere il progetto nella
sua interezza.
Non vogliamo sfuggire però ad alcune
considerazioni.
La prima è di carattere più generale. E'
di questi giorni la notizia del varo del
cosiddetto decreto "salva
centrali", che depotenzia la
valutazione di impatto ambientale,
rendendola di fatto ininfluente di fronte
alle autorizzazioni finali, e velocizza le
decisioni, restringendole comunque
nell'arco di 6 mesi dalla presentazione
della proposta all'autorità competente.
A queste scelte, già gravi di per sé, si
deve aggiungere il fatto che in questo
paese sono centinaia le richieste di
costruzione di centrali, alimentate a
combustibili tradizionali, siano derivati
dal petrolio, carbone o metano, tutto
questo a scapito delle fonti di energia
rinnovabili (eolico, solare fotovoltaico)
e del risparmio e dell'uso razionale
dell'energia. Se non già tutte queste
richieste, ma anche una sola piccola
percentuale di queste venisse accolta,
ebbene tutto questo non potrà che
accellerare i processi di emissione di CO2
nell'atmosfera, vanificando gli stessi
obbiettivi della Conferenza di Kyoto.
Calando questo scenario nella situazione
specifica spezzina e ligure, la proposta
di Arcola Petrolifera si collocherebbe in
un territorio già dipendente dagli
impianti energetici, e che questa
sommerebbe il carico energetico costituito
dalla centrale Enel della Spezia di 1200
MgW ad altri 800 MgW che si
realizzerebbero ad Arcola, in una regione
che già oggi non ha carenze di produzione
energetica, ma anzi, contribuisce alla
quota generale di energia del sistema
paese esportando ben i 2/3 del potenziale
elettrico prodotto.
Questo è per noi inaccettabile e di
conseguenza di ciò, per ragioni di carico
energetico complessivo pendente sulla
nostra provincia, e non già per un
paventato danno alla salute, non possiamo
che esprimere un giudizio non positivo
sulla proposta. Rimarchiamo comunque la
necessità, per meglio valutare, di
conoscere il progetto nella sua interezza,
che, come risulta dalla stampa, si
configurerebbe non solo come una proposta
di costruzione di una nuova centrale, ma
come un vero e proprio piano di
ristrutturazione industriale dell'area
attualmente adibita a raffineria e
deposito di prodotti petroliferi.
Cogliamo l'occasione di questo ultimo
passaggio per dirvi che abbiamo letto,
sulle cronache locali, le vostre
valutazioni nel merito della proposta così
come la conosciamo per ora.
Le vostre argomentazioni hanno molte
validità: i problemi legati alle
emissioni inquinanti, ai consumi di acqua,
alla rumorosità, all'inquinamento
elettromagnetico sono preoccupazioni
giuste e condivisibili, che devono essere
al più presto fugate.
Con altrettanta chiarezza vogliamo dirvi
che non condividiamo la posizione di non
procedere con l'inchiesta pubblica in
materia di Valutazione di Impatto
Ambientale, sino alla richiesta al Comune
di Arcola di non nominare un proprio
tecnico all'interno del procedimento in
corso.
Nel corso dell'inchiesta pubblica si
potrebbe, ad esempio, attraverso tecnici
di fiducia dei cittadini e delle
associazioni, pretendere con maggiore
forza un bilancio energetico complessivo,
che valuti gli effetti sul territorio e
sull'aria, suole e acque del futuro
impianto, accanto alle condizioni attuali
di esercizio ed ai danni ed gli effetti
che la situazione esistente, qui e adesso,
determina sulla popolazione e sul
territorio.
Nello specifico la richiesta di inchiesta
pubblica non significa capitolazione di
fronte al "nemico", anzi nella
battaglia contro l'ampliamento del Porto
Mercantile della Spezia la richiesta di
inchiesta pubblica è una forte
rivendicazione del movimento, sostenuta
per esempio anche da alcuni consiglieri
comunali ( Città del Sole, Rifondazione
Comunista) con i terminalisti come
Contship e l'autorità portuale della
Spezia schierati su posizioni di
contrastato rispetto a questa scelta.
Nel corso dell'inchiesta pubblica tutte le
parti hanno uguali diritti e uguale acceso
alle informazioni, e ognuno può portare
le sue posizioni, anche quelle più
critiche e indisponibili al progetto. Non
crediamo che sedersi attorno ad un tavolo,
che non è un club privatistico, ma un
momento istituzionale riconosciuto ed
ufficiale significhi snaturare le proprie
convinzioni.
Dobbiamo poi dirvi con franchezza che
indicare un impianto a metano come foriero
di danni gravissimi alla salute (si sono
viste scritte e striscioni sui tumori e la
salute dei cittadini, che pensiamo e
vogliamo credere attribuibili alla
situazione attualmente esistente nel
Comune di Arcola) sia una cosa che non
faccia bene alla causa ambientalista.
Negli anni passati, più precisamente nel
1990 la richiesta di metanizzazione della
centrale Enel come misura cautelativa per
la salvaguardia della salute dei cittadini
fu approvata dalla stragrande maggioranza
degli spezzini; referendum che peraltro,
è bene ricordarlo sempre, prevedeva anche
la chiusura della centrale entro il 2005
(obbiettivo non raggiunto per
l'irresponsabilità e lo scarso rispetto
delle decisioni del popolo sovrano
manifestato delle forze politiche e delle
amministrazioni pubbliche).
Non si devono ripetere ad Arcola gli
stessi colpevoli errori: se sussiste una
forte opposizione, anche se con accenti
che riteniamo non sempre giusti, non si
potrà ignorarla e andare contro la volontà
dei cittadini, che sono quelli che devono
avere l'ultima parola sul loro destino e
sulle scelte da realizzare nei territori
dove essi vivono.
Con i nostri migliori saluti
Legambiente La Spezia |
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