Circolo Nuova Ecologia - Legambiente La Spezia

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::  Documento, 11/03/2009
Risposta alla CGIL sull'ampliamento di Panigaglia
 
Vorrei provare a ragionare con il sindacato su alcuni dati di fatto relativi alla vicenda del rigassificatore di Panigaglia nella convinzione che un sindacato che guardi al futuro non possa non avere, in una vicenda come questa, una visione strategica.
Partiamo da alcuni dati di fatto:
1. il progetto di ampliamento del rigassificatore a fronte di ingentissimi investimenti avrà ricadute occupazionali risibili sul nostro territorio
2. la gestione degli introiti legati alla fiscalità per la movimentazione del gas finiscono tutti a Roma e sul territorio non resta nulla, un territorio che se utilizzato diversamente porterebbe ben altre ricadute fiscali, economiche e occupazionali alla comunità locale come dimostra peraltro la vicenda ICI del Comune di Portovenere .
3. sotto il profilo della innovazione tecnologica si tratta di una tecnologia, quella della rigassificazione, che non può avere, come hanno dimostrato questi decenni, alcuna seria ricaduta sull'indotto spezzino; ne d'altronde la questione è mai stata posta seriamente nel confronto con Governo e Snam
4. la presenza degli enti energetici nel nostro territorio (Snam, ENI ex raffineria area IP, Enel) strategicamente hanno prodotto più problemi al nostro territorio che utilità, riducendo progressivamente la stessa occupazione che per anni è stato l'unico ritorno concreto per gli spezzini dalla presenza di impianti invadenti e inquinanti
5. il progetto a fronte dei numerosi rigassificatori approvati recentemente non è strategico dal punto di vista dei bisogni di gas dell'Italia, può esserlo invece da un punto di vista aziendale (della Snam) nell'ottica di trasformare l'Italia in un hub per il trasporto del gas verso il nord europa ; ma perché regalare un business così a Snam ottenendo in cambio le briciole di qualche decina di posti di lavoro in più ?
6. senza l'Intesa con la Regione non è possibile approvare il progetto come ribadito in Conferenza dei Servizi dallo stesso rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico (vedere verbali)
A fianco di questi dati di fatto ci sono una serie di domande inevase nella istruttoria di approvazione del progetto di ampliamento, ne cito solo alcune per ragioni di spazio :
1. L'impianto è in contrasto con tutti gli strumenti di pianificazione territoriale (regionali e locali) e visto la necessità della Intesa con la Regione non si capisce come questa ultima possa dare via libera ad un progetto in contrasto con propri atti di pianificazione (PTCP)
2. L'istruttoria ha fino ad ora completamente sottovalutato la questione dei rapporti tra eventuali incidenti e il resto dell'area golfo (mancano sia un aggiornamento del piano di emergenza esterno , che un coordinamento tra la presenza dell'impianto e l'effetto domino di altre attività a rischio quali : naviglio militare , naviglio mercantile, naviglio passeggeri)
3. il progetto di dragaggio è inesistente mentre andava presentato insieme con il progetto di ampliamento
Allora di fronte a questi dati di fatto e a queste domande inevase stupisce che un sindacato serio ed attento alle esigenze complessive del territorio , come la CGIL , si limiti semplicemente ad accettare il progetto Snam come un pacchetto tutto compreso rimuovendo tutti i suddetti temi che sono solo in parte ambientali come a me pare chiaro ma riguardano invece lo sviluppo della nostra provincia , temo che dovrebbe essere caro al sindacato o no?
La cosa curiosa è che, a parte le questioni ambientali, sulla vicenda rigassificatori l'unica proposta intelligente, sia pure dentro la logica di accettazione di questi impianti, è stata avanzata dal Governatore della Regione Veneto che molto pragmaticamente ha proposto di lasciare alla regione e quindi al livello locale la quota di accise che lo stato incassa dal metano usato nell'impianto di Rovigo relativa ai consumi di gas della regione Veneto (1 miliardo circa di m3).
Bene i nostri sindacalisti non sono stati capaci fino ad ora neppure di scendere a questo pragmatismo limitandosi ad accettare passivamente le proposte di Snam come se fossimo ancora agli anni 50 ed il dibattito su federalismo e recupero a livello delle comunità delle esternalità di impianti come quello di Panigaglia non fossero sempre di più all'ordine del giorno.
Concludo dicendo che un sindacato che voglia davvero il bene della città e dei lavoratori che rappresenta anche quelli potenziali (quindi anche i giovani che non troveranno certo un posto nell'ammodernato impianto di Panigaglia) avrebbe dovuto proporre, facendosi forte dei dati di fatto e delle domande inevase sopra elencate, a tutti gli interlocutori istituzionali e non di costituire un tavolo di confronto con il Governo per realizzare un progetto energia - ambiente - territorio che avvii uno sviluppo alternativo della nostra Provincia sganciandola dalla logica dei grandi impianti ad alto investimenti di capitali e bassa produttività del fattore lavoro.
Marco Grondacci

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