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Risposta alla CGIL sull'ampliamento di
Panigaglia |
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Vorrei provare a ragionare con il
sindacato su alcuni dati di fatto
relativi alla vicenda del
rigassificatore di Panigaglia nella
convinzione che un sindacato che guardi
al futuro non possa non avere, in una
vicenda come questa, una visione
strategica. |
Partiamo da alcuni dati di fatto:
1. il progetto di ampliamento del
rigassificatore a fronte di ingentissimi
investimenti avrà ricadute occupazionali
risibili sul nostro territorio
2. la gestione degli introiti legati
alla fiscalità per la movimentazione del
gas finiscono tutti a Roma e sul
territorio non resta nulla, un
territorio che se utilizzato
diversamente porterebbe ben altre
ricadute fiscali, economiche e
occupazionali alla comunità locale come
dimostra peraltro la vicenda ICI del
Comune di Portovenere .
3. sotto il profilo della innovazione
tecnologica si tratta di una tecnologia,
quella della rigassificazione, che non
può avere, come hanno dimostrato questi
decenni, alcuna seria ricaduta
sull'indotto spezzino; ne d'altronde la
questione è mai stata posta seriamente
nel confronto con Governo e Snam
4. la presenza degli enti energetici nel
nostro territorio (Snam, ENI ex
raffineria area IP, Enel)
strategicamente hanno prodotto più
problemi al nostro territorio che
utilità, riducendo progressivamente la
stessa occupazione che per anni è stato
l'unico ritorno concreto per gli spezzini dalla presenza di impianti
invadenti e inquinanti
5. il progetto a fronte dei numerosi
rigassificatori approvati recentemente
non è strategico dal punto di vista dei
bisogni di gas dell'Italia, può esserlo
invece da un punto di vista aziendale
(della Snam) nell'ottica di trasformare
l'Italia in un hub per il trasporto del
gas verso il nord europa ; ma perché
regalare un business così a Snam
ottenendo in cambio le briciole di
qualche decina di posti di lavoro in più
?
6. senza l'Intesa con la Regione non è
possibile approvare il progetto come
ribadito in Conferenza dei Servizi dallo
stesso rappresentante del Ministero
dello Sviluppo Economico (vedere
verbali) |
A fianco di questi dati di fatto ci sono
una serie di domande inevase nella
istruttoria di approvazione del progetto
di ampliamento, ne cito solo alcune per
ragioni di spazio :
1. L'impianto è in contrasto con tutti
gli strumenti di pianificazione
territoriale (regionali e locali) e
visto la necessità della Intesa con la
Regione non si capisce come questa
ultima possa dare via libera ad un
progetto in contrasto con propri atti di
pianificazione (PTCP)
2. L'istruttoria ha fino ad ora
completamente sottovalutato la questione
dei rapporti tra eventuali incidenti e
il resto dell'area golfo (mancano sia un
aggiornamento del piano di emergenza
esterno , che un coordinamento tra la
presenza dell'impianto e l'effetto
domino di altre attività a rischio quali
: naviglio militare , naviglio
mercantile, naviglio passeggeri)
3. il progetto di dragaggio è
inesistente mentre andava presentato
insieme con il progetto di ampliamento |
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Allora di fronte a questi dati di fatto
e a queste domande inevase stupisce che
un sindacato serio ed attento alle
esigenze complessive del territorio ,
come la CGIL , si limiti semplicemente
ad accettare il progetto Snam come un
pacchetto tutto compreso rimuovendo
tutti i suddetti temi che sono solo in
parte ambientali come a me pare chiaro
ma riguardano invece lo sviluppo della
nostra provincia , temo che dovrebbe
essere caro al sindacato o no? |
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La cosa curiosa è che, a parte le
questioni ambientali, sulla vicenda
rigassificatori l'unica proposta
intelligente, sia pure dentro la logica
di accettazione di questi impianti, è
stata avanzata dal Governatore della
Regione Veneto che molto pragmaticamente
ha proposto di lasciare alla regione e
quindi al livello locale la quota di
accise che lo stato incassa dal metano
usato nell'impianto di Rovigo relativa
ai consumi di gas della regione Veneto
(1 miliardo circa di m3). |
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Bene i nostri sindacalisti non sono
stati capaci fino ad ora neppure di
scendere a questo pragmatismo
limitandosi ad accettare passivamente le
proposte di Snam come se fossimo ancora
agli anni 50 ed il dibattito su
federalismo e recupero a livello delle
comunità delle esternalità di impianti
come quello di Panigaglia non fossero
sempre di più all'ordine del giorno. |
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Concludo dicendo che un sindacato che
voglia davvero il bene della città e dei
lavoratori che rappresenta anche quelli
potenziali (quindi anche i giovani che
non troveranno certo un posto
nell'ammodernato impianto di Panigaglia)
avrebbe dovuto proporre, facendosi forte
dei dati di fatto e delle domande
inevase sopra elencate, a tutti gli
interlocutori istituzionali e non di
costituire un tavolo di confronto con il
Governo per realizzare un progetto
energia - ambiente - territorio che
avvii uno sviluppo alternativo della
nostra Provincia sganciandola dalla
logica dei grandi impianti ad alto
investimenti di capitali e bassa
produttività del fattore lavoro. |
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Marco Grondacci |