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Wwf, Italianostra e Legambiente plaudono a tutte le iniziative di decisione partecipata, ma non firmano il documento finale del Piano Strategico spezzino in quanto "le scelte strategiche erano già state decise a priori", mentre non è emersa la cultura della pianificazione - programmazione partecipata dal basso.
Nella partecipazione consensuale, l'Amministrazione promuove la partecipazione solo alla scopo di costruire il consenso sulle scelte strategiche già prese nei tavoli delle istituzioni. Nella Pianificazione Progettazione Partecipata dal basso è la Comunità che si mette al lavoro e produce strategie e progetti da confrontare e su cui raggiungere la mediazione, e questa era la strada da seguire.
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La Carta d'Intenti del Nuovo Municipio, sottoscritta a Firenze nel 2002 dal Sindaco Pagano, promuove, nel senso suddetto, delle vere e proprie costituenti di processi partecipativi strutturati inserendo gli obiettivi e le modalità del processo nei propri statuti e regolamenti.
In questo contesto il Piano Strategico della Spezia si è rivelato uno strumento utile a raccogliere nella Commissione Ambiente le moltissime criticità ambientali, mentre nelle restanti commissioni si è assistito sostanzialmente ad un avvallare scelte strategiche già decise, scritte e confezionate dalle Amministrazioni e dagli Enti Pubblici: ad esempio non si è voluta compiere una vera svolta nella definizione di un progetto di golfo complessivo, limitandosi a progettare solo la (pur importante) riqualificazione della Calata Paita.
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Per tutte queste ragioni, e fintanto che non avverranno significativi segnali di apertura nelle scelte strategiche, le sottoscritte associazioni non possono legittimare un piano strategico dove più che spettatori, fino ad ora, le sottoscritte non sono state considerate.
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Affrontando il tema di un piano strategico, sia esso Comunale o Provinciale, inteso come metodologia di partecipazione e condivisione delle scelte da parte dei diversi attori sociali, espressione della Società Civile, non si può non esprimere apprezzamento nei riguardi di quelle Amministrazioni che hanno deciso di adottarlo; quando poi gli argomenti trattati comprendono tutte le specificità settoriali che riguardano la vita sociale, e non soltanto alcune, tale apprezzamento è ancora più sentito.
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Da tempo le Associazioni Ambientaliste firmatarie del presente documento ritengono quindi i percorsi e i tavoli partecipati con le Amministrazioni Pubbliche quali buoni strumenti per attuare e condividere scelte importanti nell'interesse della comunità. Ne sono riprova le numerose partecipazioni ai tavoli di Agenda 21 e le numerose richieste di attivazione dell'Inchiesta Pubblica sul Piano Regolatore Portuale.
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Al di là delle ottime occasioni rappresentate da Agenda 21 per raccogliere numerose istanze e problematiche, tra le quali quelle relative alla insostenibilità ambientale del PRP, non ci sono mai stati significativi segnali che facessero intuire da parte del Comune della Spezia la volontà di dar seguito ai contributi costruttivi delle Associazioni, che avrebbero potuto aprire scenari alternativi, meritevoli almeno di un approfondimento.
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Nello specifico dell'Inchiesta Pubblica, l'Autorità Portuale ha sempre disconosciuto tale strumento, tollerato di fatto solo per ottemperare all'Intesa data al Comune della Spezia nell'iter di approvazione del Piano Regolatore Portuale. Il Comune capoluogo, dal canto suo, non fece nulla affinché i contributi "partecipati" di Comitati e Associazioni fossero tenuti in debito conto.
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Si sottolinea come non più omissibile la necessità di passare dalla cultura della partecipazione consensuale a quella della pianificazione programmazione partecipata dal basso.
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Nella partecipazione consensuale, l'Amministrazione promuove la partecipazione solo alla scopo di costruire il consenso sulle scelte strategiche già prese nei tavoli delle istituzioni. Nella Pianificazione Progettazione Partecipata dal basso si deve verificare una forma di redistribuzione del potere nel senso di democrazia inclusiva, estensione della cittadinanza, liberazione di territori e spazi urbani, autogestione e cambiamento materiale dei modi di vita, delle relazioni sociali e umane. E' la Comunità che si mette al lavoro e produce strategie e progetti da confrontare e su cui raggiungere la mediazione, mentre l'Amministrazione dovrebbe riorganizzarsi (in termini di procedure decisionali, di organizzazione della macchina, di promozione di istituti di democrazia diretta) per garantire che il mettersi al lavoro della Comunità :
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- contenga la partecipazione anche dei soggetti più deboli rispetto a quelli della concertazione tradizionale
- incida effettivamente sulle scelte di sviluppo strategico del territorio
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La Carta d'Intenti del Nuovo Municipio firmata a Firenze nel 2003 promuove, nel senso suddetto, delle vere e proprie costituenti di processi partecipativi strutturati inserendo gli obiettivi e le modalità del processo nei propri statuti e regolamenti.
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In questo contesto il Piano Strategico della Spezia si è rivelato uno strumento utile a raccogliere nella Commissione Ambiente le moltissime criticità ambientali, mentre nelle restanti commissioni si è assistito sostanzialmente ad un avvallare scelte strategiche già decise, scritte e confezionate dalle Amministrazioni e dagli Enti Pubblici: ad esempio non si è voluta compiere una vera svolta nella definizione di un progetto di golfo complessivo, limitandosi a progettare solo la (pur importante) riqualificazione della Calata Paita. Naturalmente è necessario fare distinzioni tra una Commissione e l’altra poiché, entrando nel merito dei risultati e partecipazione, i risultati sono stati differenti, talvolta anche significativamente.
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Con ciò non si vuol mortificare l’impegno ed il valore dei singoli coordinatori o di coloro che hanno contribuito all’organizzazione e gestione del Piano, ma spronare gli stessi ad una maggiore attenzione agli elementi caratterizzanti di un buon Piano Strategico, che pone nella compartecipazione e condivisione delle scelte gli elementi basilari per una democratica gestione della Cosa Pubblica.
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Per tutte queste ragioni, e fintanto che non avverranno significativi segnali di apertura nelle scelte strategiche, le sottoscritte associazioni non possono legittimare un piano strategico dove più che spettatori, fino ad ora, non sono state considerate con l’eccezione, si ribadisce, della succitata commissione ambiente.
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Legambiente
Wwf
Italianostra
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