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Rapporto Ecomafia 2004 di Legambiente
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Il nostro Paese è stato nel passato coinvolto in diverse spedizioni illecite di rifiuti soprattutto verso
l'Africa, confermate dalle relazioni della Commissione parlamentare
d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti della passata legislatura e del ministero
dell'Interno, ampiamente citate nel paragrafo 8.1 del Rapporto Ecomafia 2001 di Legambiente.
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Proprio la presunta scoperta del coinvolgimento
dell'Italia in traffici illeciti di rifiuti e di armi verso la Somalia sarebbe alla base
dell'omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, la giornalista e
l'operatore del Tg3 della Rai uccisi a Mogadiscio nel 1994. In più occasioni questo scenario è stato ricostruito. Soprattutto in alcuni articoli e nel libro
"Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei
traffici" di Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari, i tre giornalisti di Famiglia Cristiana autori anche di un capitolo su questa vicenda del Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente.
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Sulla base di queste ricostruzioni Legambiente lo scorso anno chiese
l'attivazione di un'indagine parlamentare che è sfociata in due iniziative parallele. La prima si è concretizzata
nell'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuta il 31 luglio 2003, con il compito di verificare, tra le altre cose, anche le possibili connessioni tra
l'omicidio, i traffici illeciti di armi e di rifiuti tossici.La commissione ha iniziato i lavori il 21 gennaio 2004 e avrà tempo sei mesi per fare le audizioni e concludere
l'inchiesta.
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La seconda riguarda, invece, una indagine ad hoc avviata dalla Commissione parlamentare
d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Proprio durante una recente audizione della Commissione sono emersi nuovi particolari interessanti sui traffici che hanno interessato
l'Italia negli anni scorsi. L'audizione è quella di Silvio Franz, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Genova, del 18 marzo scorso. Franz, lo ricordiamo, è stato titolare
dell'inchiesta sui traffici di rifiuti che riguardarono la discarica Pitelli, la cosiddetta
"collina dei veleni" di La Spezia. Il magistrato proseguì per competenza territoriale
l'indagine iniziata da Luciano Tarditi, sostituto procuratore di Asti, e dal Corpo forestale dello Stato di Brescia, che affrontarono anche la questione delle spedizioni di rifiuti verso la Somalia.
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Nell'audizione Silvio Franz, pur non aggiungendo nulla sui traffici verso il continente africano, entra nel merito dei traffici internazionali che hanno coinvolto l'impianto chimico dell'Acna di Cengio (Sv) e le società di Orazio Duvia (uno dei principali attori della gestione dei rifiuti a La Spezia, rinviato a giudizio insieme ad altri per disastro ambientale nel processo su Pitelli, apertosi nell'ottobre 2003). "Occupandomi dell'ipotesi di reato di disastro ambientale a Pitelli - afferma il sostituto procuratore - mi sono imbattuto in alcuni episodi, che peraltro risalgono nel tempo, connessi con il trasferimento di rifiuti tossico-nocivi in alcuni paesi europei e con un tentativo di trasferimento in Nigeria. Faccio riferimento in particolare al trasferimento di rifiuti tossico-nocivi prodotti dall'Acna di Cengio fino a metà degli anni ottanta. (…)
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L'Acna decise, attraverso società contattate direttamente e spesso attraverso prestanome o intermediari, di allocare e trattare, in pratica di eliminare i rifiuti tossico-nocivi, trasferendoli o facendoli trattare in Paesi europei ed extraeuropei. Questo avvenne con le famose "navi dei veleni" (…). I tentativi furono fatti con la Nigeria, ma (…) questo filone venne meno, mentre fu coltivato il trattamento di rifiuti tossico-nocivi in stabilimenti in Francia, vicino a Marsiglia, della società Solamat (...), attraverso tutta una serie di intermediari, tra i quali in particolare gli appartenenti alle società del gruppo Duvia, fatto che mi permise di incrociare queste attività. (…) Abbiamo scoperto dove sono finiti questi rifiuti, almeno una parte. Ripeto, si tratta soprattutto di operazioni effettuate in Francia. Oggi produrrò della documentazione, in particolare un'annotazione del Corpo forestale dello Stato del gennaio 1998, dove si fa riferimento alle perplessità sul fatto che questi trattamenti siano stati veramente effettuati, per tutta una serie di motivi che non approfondisco in questa sede, ma che ci hanno fatto immaginare che il materiale arrivato in Francia non sia stato poi trattato secondo normativa".
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Ma la Francia non è stato l'unico paese che ha visto arrivare i rifiuti dall'Italia. "È interessante - precisa il magistrato del tribunale di Genova - anche il fatto che, alla fine degli anni ottanta, del materiale estremamente pericoloso fu trasferito in Romania, attraverso tutta una concatenazione di società, dall'Acna alle aziende del gruppo Duvia. Questi rifiuti furono portati al porto di Sulima, dove furono stoccati con altri rifiuti tossico-nocivi, e determinarono alla fine degli anni ottanta un processo nei confronti dei funzionari di Ceausescu che, in seguito alle condanne, in fretta e furia portarono questo materiale attraverso la Securitate - le forze di polizia del regime di Ceausescu - in una cava individuata da emissari della società di Duvia (...). Tutta una serie di racconti fanno riferimento al trasferimento di questi rifiuti tossico-nocivi dall'Italia alla Romania e poi al trasferimento dal porto di Sulima ad una cava dismessa; infatti, il progetto di Duvia e dell'Acna, dopo aver portato i rifiuti tossico-nocivi in Romania, era di costituire una società mista per la bonifica del sito di smaltimento, progetto che non prese corpo proprio perché questo materiale in parte fu trasferito in questa cava e in parte, dalle notizie acquisite dalla società e riferiteci da uno dei funzionari, fu inabissato nel Bosforo con una nave turca".
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