Circolo Nuova Ecologia - Legambiente La Spezia

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:: Comunicato Stampa, 08/11/03
L'Autorità Portuale cambia rotta: non più situazione di emergenza nel Golfo, ma banale e lieve inquinamento di poco conto. Qual è la verità?
Non si capisce perché l'anno scorso l'A.P. chiedeva interventi urgenti in base ai dati della caratterizzazione dei fondali del golfo, tanto da richiedere in sede di Ministero l'intervento di messa in sicurezza con procedura urgente, mentre stranamente ora, stando a quanto riportato sulla stampa, la tendenza è quella di minimizzare la pericolosità dei sedimenti celati sotto il tappo organico.
Secondo Legambiente il problema dei dati non si pone: "Se qualcuno manifesta fondati dubbi circa la veridicità dei dati usati a suffragio delle nuove tesi dell'Autorità di porto, forse sarebbe bene, nell'interesse della collettività, fare le opportune verifiche sui campioni, prassi peraltro prevista per legge".
La querelle innescata sulla veridicità dei dati non deve fare perdere di vista un altro problema altrettanto importante: la metodica di escavazione.
Questione di non poco conto quella del progetto, il quale prevede l'uso di benna e la stesura di gonne intorno al campo delle operazioni. Questa tecnica risospende molto sedimento il quale determinerebbe la risolubilizzazione delle molecole inerti in ioni attivi e bioaccumulabili nella catena alimentare. Comunemente si associa l'inquinamento alla sola torbidità dell'acqua, ritenendo che l'inquinamento risospeso scomparirebbe una volta che l'acqua fosse tornata limpida. 
Questo è un ragionamento molto pericoloso, poiché gli ioni e le molecole ridisciolte nella colonna d'acqua sono incolori. Le molecole si ridisciolgono per via dell'inversione di potenziale redox causata dal passaggio da una situazione anossica ad una ossidata. E' come sciogliere del sale da cucina in un bicchiere di acqua, la quale resta indubbiamente limpida, ma sfidiamo chiunque a berla senza notare una evidente alterazione del contenuto.
A tutto oggi, conclude Legambiente, non è stato reso pubblico nessuno studio prodotto dall'Autorità Portuale che giustifichi le scelte fatte. Il DM 471/1999 recita testualmente come obblighi di legge: "presentare una dettagliata analisi comparativa delle diverse tecnologie di bonifica applicabili al sito in esame, in considerazione delle specifiche caratteristiche dell'area, in termini di efficacia nel raggiungere gli obiettivi finali, concentrazioni residue, tempi di esecuzione, impatto sull'ambiente circostante degli interventi; questa analisi deve essere corredata da un'analisi dei costi delle diverse tecnologie"; inoltre " le alternative presentate dovranno permettere di comparare l'efficacia delle tecnologie anche in considerazione della riduzione della gestione a lungo termine delle misure di sicurezza, dei relativi controlli e monitoraggi".
Come è noto infatti il progetto della Autorità Portuale ha scelto a priori senza la suddetta analisi comparativa la tecnica tradizionale della benna.
Chi avvalla a priori certe scelte deve essere anche in grado di assumersi eventuali responsabilità future: se la componente planctonica venisse contaminata, il danno ambientale ed economico sarebbe ingente.

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