Circolo Nuova Ecologia - Legambiente La Spezia

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:: Comunicato Stampa, 28/02/2002
PROCESSO ALLO SCANDALO DELLE DISCARICHE DI PITELLI
Si è appena aperto il processo sulla "collina dei veleni" e subito si scoprono clamorose posizioni giudiziarie.
Legambiente critica duramente l'atteggiamento di Comune e Provincia che hanno ritenuto di NON costituirsi parte civile nei confronti degli amministratori e dei funzionari coinvolti nel disastro di Pitelli (imputati di gravissimi reati ambientali oltreché contro la pubblica amministrazione). 
Tale scelta, che non ha alcuna giustificazione tecnica, non può che suscitare inquietanti interrogativi sui rapporti tra le forze politiche che in questi anni hanno governato la città e i responsabili dello scandalo di Pitelli e, di fatto, costituisce un avallo per le condotte di detti funzionari e amministratori.
Per altro, ancora in un recente passato, si erano verificati episodi che già avevano autorizzato dubbi e interrogativi in tal senso (vedi bonifica di Monte Montada).
In definitiva scelte di questo tipo contribuiscono a aumentare il senso di sfiducia nelle istituzioni che sono del tutto in controtendenza di fronte alla pressante richiesta di giustizia e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che emerge con forza dalle manifestazioni che si stanno svolgendo in questi giorni nel paese.
Non risponde al vero che le amministrazioni locali si sono costituite solamente nei confronti degli imputati di disastro ambientale, come cercano di far credere; in vero esse hanno operato una “discriminazione” tra amministratori e funzionari pubblici da una parte e imprenditori privati dall’altra, costituendosi nei confronti dei secondi ma non dei primi, anche se imputati per disastro ambientale.
Giorgio Sommovigo, Sandro Andreoli, Nicolò Alonzo e Carlo Antonio Marzani, [rispettivamente assessore all’igiene e sanità del comune della Spezia dal 1980 e capo settore Ufficio Ambiente della Provincia della Spezia dal 1985 (con specifiche competenze in materia di smaltimento rifiuti e inquinamento delle acque) e con qualifica di capo settore chimico con funzioni di controllo sia tecnico che amministrativo sullo smaltimento dei rifiuti il primo, capo servizio geologo della Provincia della Spezia, con funzioni di controllo sul territorio nella specifica materia dello smaltimento dei rifiuti e poteri istruttori per la formazione degli atti autorizzativi il secondo, assessore alla tutela ambientale della Regione Liguria dal giugno del 1995 il terzo e funzionario della Regione Liguria assegnato al settore tutela ambiente con specifici incarichi di istruttoria nelle pratiche afferenti lo smaltimento dei rifiuti il quarto] sono tutti imputati, oltreché di corruzione (Marzani), di falso in atto pubblico (tutti), di abuso d’ufficio (tutti), di disastro ambientale e avvelenamento di acque e sostanze alimentari, in concorso con gli imprenditori contro i quali le amministrazioni si sono costituite parte civile, ma a loro Comune e Provincia non ritengono di dover chiedere i danni.
Legambiente ritiene che i delitti contro la pubblica amministrazione, quali appunto la corruzione per un atto d’ufficio, la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e l’abuso d’ufficio, ma anche la falsità commessa dal pubblico ufficiale in un atto pubblico, reati gravissimi per i quali sono comminate pene assai severe, dovrebbero essere considerati doppiamente lesivi dalla pubblica amministrazione poiché ledono suoi diretti interessi, e imporrebbero, quindi, già essi soli la costituzione di parte civile delle amministrazioni nelle quali e per le quali gli imputati hanno lavorato.

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