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:: Comunicato Stampa, 09/09/03
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Dalla frase riportata dall'On Banti, unitamente al programma governativo delle "autostrade del mare", programma che peraltro recepisce (salvo smentite) le indicazioni UE, si evince che il PRP della Spezia, una volta ancora, risulta incongruente con i programmi nazionali ed europei.
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Il Coordinamento Golfo Città Porto sollevò già da più di due anni questa questione, in tempi non sospetti, quando cioè il PRP veniva disegnato, ma nessuno se ne accorse mai, o volle mai prestarci un minimo di attenzione.
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Viene ora da chiedersi quali tremende responsabilità abbiano le forze politiche locali, avendo permesso l'istruzione di un disegno mastodontico, a nostro avviso la famosa cattedrale nel deserto, che non ha mai avuto e mai avrà nessuna attinenza con i piani nazionali e con le infrastrutture esistenti nel nostro territorio.
Sicuramente per un rapidissimo calcolo economico risulterebbe più conveniente, nel breve termine ma non per molto, saltare il nodo di Gioia Tauro, ma questo, è appurato, comporta la sostituzione delle navi "feeder" con le "giramondo", con ampliamento dei moli e con l'aumento del fondale, cioè il dragaggio.
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Il prezzo è troppo alto, sia da un punto di vista ambientale (l'incapacità dell'Autorità Portuale di gestire problematiche ambientali è dimostrata fin dal sequestro della magistratura nel 2000, fino ai pronunciamenti di TAR e Consiglio di Stato di pochi mesi fa), sia da un punto di vista economico (dalle parole di Lunardi si evincerebbe che per simili interventi i soldi non ci sono).
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Purtroppo non si vede ancora una soluzione.
Non esiste via di dialogo e mediazione con chi mette nel limbo del licenziamento 26 lavoratori portuali pochi giorni prima della votazione in Consiglio Comunale dell'Intesa al PRP (Settembre 2001).
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Risulta difficile dialogare con chi si chiude a riccio dichiarando a margine della sentenza del Consiglio di Stato che "Il dragaggio si rende necessario anche per la nautica da diporto. Non dragare significherebbe un disastro per l'intera città" (Sindaco della Spezia).
Appurato che dal Novembre 2001, cioè dalla votazione dell'intesa, non è cambiato assolutamente nulla, non sarebbe sbagliato riaprire una reale discussione.
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Un porto specilizzato nella trasformazione e non solo nella logica del parcheggio temporaneo dei containers, e con una seria politica ambientale (il Porto di Valenza sta lavorando concretamente http://www.valenciaport.com/ecoport/Actuaciones/ECOPORT/queesecoport.htm) produrrebbe molta più ricchezza e molti più posti di lavoro che non l'inseguire il mito del mega porto che, lo ricordiamo, è proprio quello votato con l'Intesa (140000 mq + 120000 mq di compensazioni).
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