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:: Comunicato stampa, 05/10/2007 |
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Al di là
di ogni valutazione sugli impianti
Panigaglia non va ampliato |
Questo è il commento lapidario di
Legambiente Spezia all'articolo comparso
su La Nazione e www.cronaca4.it e
allegato per dovere di informazione.
Nel menzionato articolo si accosta in
maniera quantomeno impropria e senza
nessun nesso logico un commento relativo
al contesto energetico nazionale ad un
caso specifico, quello relativo
all'ampliamento di Panigaglia, nel
comune di Portovenere.
Un impianto industriale come un
rigassificatore può non essere un
impianto pericoloso inserito in un
contesto industriale, ma la sua relativa
pericolosità in termini di gestione dei
rischi è dovuta alla vicinanza ai centri
abitati e popolati, come appunto il
fantomatico piano della sicurezza di
Panigaglia dimostra.
Il fatto poi che un esponente
ambientalista come Realacci consideri
(come del resto molti) necessaria la
costruzione di alcuni rigassificatori,
non vuole assolutamente dire che si
debba per forza di cose procedere con il
raddoppio dell'unico esistente, infatti
nella sua dichiarazione non si cita
affatto come esempio Panigaglia, il cui
raddoppio comporterebbe enormi disagi e
un forte impatto dovuto al dragaggio e
all'aumento considerevole del numero e
del volume di navi metaniere. Bene
farebbe il Governo a dire quanto gas e
quanti rigassificatori servono, e
soprattutto ad emanare criteri di
localizzazione degli impianti uguali per
tutti, ottemperando così alla direttiva
europea sulla comunione del gas.
"Alcuni impianti in Italia stanno per
essere ultimati sia dal punto di vista
procedurale che costruttivo - commenta
il Circolo Nuova Ecologia La Spezia - e
questo alimenta in noi la sensazione che
per Panigaglia non si pone più un
problema di emergenza energetica, ma di
un semplice calcolo di business per
Eni".
Dopo il NO della Regione pare sempre più
difficoltosa una forzatura per approvare
a tutti i costi e con ogni mezzo questo
progetto. |
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