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:: Nota 27/01/2006 |
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Tempi bui ci attendono...
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LA SPEZIA -
Giorni fa sono stati pubblicati i bandi
per le gare di appalto relative ai
lavori di dragaggio (pardon, di
bonifica) al molo Ravano (punto 1 sulla
mappa), molo Fornelli (punto 2) e bacino
di evoluzione (3), tutte aree che
rientrano nel Sito di Interesse
Nazionale di Bonifica di Pitelli. E'
sconcertante che i bandi siano stati
pubblicati prima che i relativi decreti
venissero pubblicati...misteri italiani.
Inoltre i decreti, non ancora pubblicati
ma di dominio pressoché pubblico,
presentano, secondo Legambiente La
Spezia, diversi profili di
illegittimità, in quanto non
rispetterebbero le leggi relative ai
siti di bonifica.
Ma volendo guardare oltre le
problematiche legali, si rimane basiti
di fronte alla realtà, che sempre più
spesso va oltre l'immaginazione. Il Sito
Nazionale di Bonifica di Pitelli è
costituito da una porzione a terra e da
una a mare. Quella a terra è la zona che
fù interessata dallo scandalo dei
rifiuti, ovvero è un sito dove insistono
ancora oggi residui di rifiuti tossico
nocivi, e dove vi sono terreni che
potrebbero rilasciare inquinanti
nell'ambiente circostante. A tutt'oggi
non è ancora stato presentato il
progetto preliminare di bonifica
relativo all'intero sito, tanto meno
quello parziale relativo alle aree
terrestri...
La parte a mare comprende tutto il Golfo
della Spezia, comprese le aree a mare
della Marina Militare. In questo settore
sono stati compiuti tutti gli
accertamenti di routine
(caratterizzazione), e alcuni soggetti
hanno avanzato progetti per la
"bonifica". Ad esempio l'autorità
portuale ha proposto di bonificare
alcune aree relative, guarda caso, ai
moli. Peccato che nel piano di
caratterizzazione le aree in questione
siano considerate "non inquinate",
ovvero caratterizzate su cartografia
come "verdi". Le aree altamente
inquinate, ovvero quelle "rosse" sono
per lo più nei pressi del seno di
Pertusola (4) dove c'era la fonderia di
piombo, nei pressi del molo Garibaldi
(5), nei pressi della foce del Lagora
(6) e in poche altre sedi. Quindi questa
famosa bonifica inizierà proprio nelle
aree meno critiche, mentre dove è
urgente l'intervento si aspetteranno
tempi migliori.
E la parte a terra? Per il momento se la
sono dimenticata!
Che senso ha iniziare a "bonificare" dal
mare se a terra, sulle colline di
Pitelli, non è nemmeno ultimata la
caratterizzazione? Cosa significa
intervenire a terra se poi si rischia
una nuova contaminazione?
Fioccheranno i ricorsi che si stanno
preparando, ma basteranno a fermare chi
snatura a questo punto le leggi dello
stato?
Ma c'è di più
La bonifica implicherebbe lo studio di
tecnologie atte a disinquinare per
ripristinare l'ambiente alle condizioni
ante inquinamento, ma da quello che si
apprende e che si è appreso alle
conferenze dei servizi, i progetti
relativi saranno eseguiti quasi
esclusivamente con benna, ovvero con una
tecnologia vecchia di 30 anni. In tutto
il resto del mondo, come dichiarato
anche da alcuni esponenti di Icram e dal
Direttore Generale del Ministero
dell'Ambiente Gianfranco Mascazzini, si
usano tecnologie all'avanguardia per
recare il minor danno possibile
all'ambiente, mentre da noi si usa la
ruspa!
Quello che ci chiediamo noi di
Legambiente è: "Che ruolo ha un ente
come Icram se non è in grado di imporre
le migliori tecniche disponibili?"
Se verrà usata la benna l'inquinamento
prodotto dal risollevamento dei
sedimenti inquinati si propagherà molto
lontano, e anche in presenza di fanghi
poco inquinati la nuvola di fango
soffocherà la vita di vegetali e animali
in un ampio raggio. L'autorità portuale
obietta il fatto che verranno stesi teli
in materiale plastico intorno alla zona
di escavo per contenere la torbidità, ma
la realtà è tutt'altra cosa: sedimenti e
ioni risospesi rimarranno biodisponibili
per molto tempo, trasportati dalle
correnti e interessando le reti trofiche
dell'ambiente acquatico.
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