Circolo Nuova Ecologia - Legambiente La Spezia

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La Spezia

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Legambiente La Spezia
:: Eventi
Goletta Verde Liguria 2008
Clicca per scaricare il poster del programma
Goletta verde è la storica campagna di Legambiente che da 22 anni si fa paladina del mare e delle coste italiane sarà a Portovenere ed alle Cinque terre dal 1 al 3 luglio.
Per due mesi, ogni estate, le imbarcazioni ambientaliste effettuato il periplo della nostra penisola avvistando abusi e illeciti, ma anche promuovendo le bellezze del mare nostrum.
Due equipe di biologi di Legambiente puntellano tutta la costa via terra, prelevando oltre 500 campioni di acqua marina e facendo analisi nei laboratori mobili attrezzati per informare in tempo reale sullo stato di salute del mare.
Monitoraggio scientifico, informazione, lotta alle illegalità di ogni genere, promozione del turismo sostenibile e delle Aree marine protette.
Martedì 1 Luglio ore 11:00
"Lascia o raddoppia? La nostra risposta sul rigassificatore di Panigaglia" presso il molo di Fezzano.
ore 18:00 Aperitivo - consegna premio Amico del Mare
Mercoledì 2 Luglio ore 11:00
Consegna delle 5 vele al Parco delle 5 Terre. Campo boe MArpark di Vernazza
ore 17:00 incontro "Se questo è un parco vorrei che..." a bordo della Goletta
Giovedì 3 Luglio ore 11:00
Conferenza Stampa "Presentazione dati acque balneazione provincia di La Spezia" - Sala giunta della Provincia della Spezia
ore 17:00 incontro -"Depurazione delle acque in provincia di La Spezia quale lo stato dell' arte?" Portovenere a bordo della Goletta.
 
:: Eventi
Spiagge e Fondali Puliti 2008 - Clean up the Med
Spiagge e Fondali Puliti 2008 Clicca per il programma della manifestazione
Programma di massima per Spiagge e Fondali Puliti previsto all'Isola Palmaria il 30/31 Maggio e 1 Giugno.
Vi aspettiamo numerosi!
 
:: Dossier
Ecco perchè il nucleare non serve all'Italia
Presentato questa mattina un dossier da Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e Michele Candotti, direttore generale Wwf Italia, per svelare le "menzogne dei fautori dell'atomo"
Il nucleare non serve all'Italia. Questo il titolo del dossier presentato questa mattina da Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e Michele Candotti, direttore generale Wwf Italia, per svelare le "menzogne dei fautori dell'atomo".
Si citano infatti nel dossier tutti gli slogan che vengono riproposti nella campagna mediatica a favore del nucleare, approfondendoli poi uno ad uno per dimostrarne l'assoluta infondatezza. Tra gli slogan più utilizzati il fatto che: è l'unica risposta concreta per fermare i cambiamenti climatici, è economico, permette di ridurre la bolletta italiana e la dipendenza dall'estero, è sicuro. Tutte "bugie, conti fasulli, favole" scrivono le associazioni ambientaliste "che servono a costruire una risposta emotiva da parte dell'opinione pubblica e un dibattito ideologico sui tabù e i divieti. Nella realtà si sta solo facendo il gioco di quei gruppi di interesse che si stanno candidando a gestire una montagna miliardaria di investimenti pubblici". Per le tre associazioni ambientaliste la soluzione per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana è molto più semplice dell'opzione nuclearista rilanciata dal ministro Claudio Scajola: è fondata sul risparmio, sull'efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Semplicemente perché è la via più immediata, più economica e sostenibile.
Sui costi, si sottolinea che gran parte del costo dell'elettricità da nucleare è legato agli investimenti per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. A cui vanno aggiunti i costi di smaltimento delle scorie e di smantellamento degli impianti. "Dove il Kwh nucleare costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E sono proprio queste spese ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni" si legge nel dossier.
Tant'è che tutti gli scenari - persino quello dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica - prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell'atomo nella produzione elettrica mondiale. Secondo le stime dell'Aiea si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030, nonostante la ripresa dei programmi nucleari in alcuni paesi. In Italia, per il ritorno al nucleare occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche. Per le 10 centrali, ipotizzate come necessarie per abbassare i costi della bolletta energetica, servirebbero tra i 30 e i 50 miliardi di euro di investimenti (con il forte rischio di sottrarre risorse allo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica), cui aggiungere le risorse per gli impianti di produzione del combustibile e il deposito per lo smaltimento delle scorie. Le centrali, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione dopo il 2020, e gli investimenti rientrerebbero solo dopo 15 o 20 anni.
Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a oltre 22 anni dall'incidente di Chernobyl, non esistono garanzie per l'eliminazione del rischio di incidente nucleare e la conseguente contaminazione radioattiva. E quanto alla possibilità di rimettere la speranza di sicurezza nella quarta generazione, si deve aspettare almeno il 2030 per vedere (forse) in attività la prima centrale. Rimangono poi tutti i problemi legati alla contaminazione "ordinaria", derivante dal rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento delle centrali, a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi. C'è poi il problema non risolto delle scorie: le 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi. Cosa che vale anche per il nostro Paese che conta secondo l'inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti radioattivi, 250 tonnellate di combustibile irraggiato, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 8090mila m3 di rifiuti che deriverebbero dallo smantellamento delle centrali e degli impianti del ciclo del combustibile, fermi dopo il referendum del 1987.
Infine la favola che il nucleare sia la risposta ai cambiamenti climatici, viene contraddetta dagli stessi tempi di realizzazione. "Se si avesse come obiettivo il raddoppio delle centrali nucleari esistenti entro il 2030, rimpiazzando anche quelle che andranno a fine vita nei prossimi 20 anni -  si legge nel dossier -  l'effetto sulle emissioni globali sarebbe di una riduzione solo del 5%" E occorrerebbe aprire una nuova centrale nucleare ogni 2 settimane da qui al 2030, oltre a spendere un cifra tra 1000 e 2000 miliardi di euro, aumentando di molto i rischi legati a incidenti, alla proliferazione nucleare, e ingigantendo la questione delle scorie.
"Inoltre la produzione nucleare è solo apparentemente esente da emissioni di Co2, dal momento che gli impianti nucleari per motivi di sicurezza richiedono enormi quantità di acciaio speciale, zirconio e cemento, materiali che per la loro produzione richiedono carbone e petrolio". Ma anche le altre fasi della filiera nucleare, dall'estrazione del minerale d'uranio, alla produzione delle barre di combustibile, fino al loro stoccaggio e riprocessamento sono talmente rilevanti che "complessivamente le emissioni indirette della produzione di un kWh da energia nucleare è stato calcolato essere comparabile con quella del kWh prodotto in una centrale a gas".
In Italia - si legge nel dossier - scegliere l'opzione nucleare significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni di Co2 Se la priorità fosse realizzare centrali nucleari, poiché gli investimenti sono economicamente alternativi, dovremmo dire addio agli obiettivi comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di CO2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di miglioramento dell'efficienza energetica al 2020. Uno scenario che consente di sviluppare imprese innovative, realizzare migliaia di nuovi posti di lavoro nella ricerca e sviluppo, avere città più moderne e pulite, a portata di mano anche nel nostro Paese nonostante il suo grave ritardo rispetto agli obblighi di Kyoto. Le associazioni hanno dato quindi l'appuntamento il 7 giugno a Milano per la manifestazione In marcia per il clima "per promuovere il cambiamento e l'innovazione nelle scelte energetiche e infrastrutturali".
 
:: Comunicato stampa, 13/05/2008
Panigaglia non s'ha da fare!
Legambiente e l'Associazione Comitati Spezzini Onlus, in occasione della prossima Conferenza dei Servizi per il Sito Nazionale di Bonifica di Pitelli presso il Ministero dell'Ambiente a Roma, hanno predisposto i loro interventi in merito al progetto di dragaggio presentato da Snam Rete Gas per l'accosto di mega navi gasiere grandi il doppio di quelle attuali, ribadendo la loro determinata contrarietà al progetto di raddoppio dell'impianto di Panigaglia nel comune di Portovenere.
"Riteniamo che un dragaggio di 2 milioni di metri cubi - commenta Paolo Varrella di Legambiente - fatto con l'esclusivo scopo di fare accostare le nuove mega gasiere non abbia nulla a che spartire con la bonifica, visto e considerato che Snam richiede di abbassare il fondale di 4 metri a prescindere dallo stato di contaminazione dei sedimenti, il tutto a ridosso di importanti allevamenti animali, quali orate, branzini e mitili e vicino a Siti di Interesse Comunitario e Aree Marine Protette".
"Questa impressionante quantità di materiale classificato come rifiuto speciale - continua Corrado Cucciniello dell'Associazione Comitati Spezzini - va ad aggiungersi agli 800mila mc che l' autorità portuale intende rimuovere nello specchio di mare in uso agli operatori portuali. Si dovrà trovare il modo di smaltirli, e ancora una volta e' comprovato che le bonifiche si fanno solo se vi e' un interesse economico e non ambientale".
Secondo Associazioni e Comitati con il raddoppio del terminal di Panigaglia ci sarà un fardello almeno trentennale di un' area di alto pregio ambientale, con una mancata riconversione dell' area e il suo mancato inserimento nel sistema turistico. Inoltre si sottolinea l'assoluta inutilità di realizzare l' impianto, dato che non si prevedono mancate forniture tramite gasdotti. Infatti tra pochi anni saranno pronti tre nuovi gasdotti: High Stream, Itgi, Galsi.
Perché allora costruire i rigassificatori?
Più gas e meno lavoro. In altre parole Gnl Italia non ha mai rispettato gli accordi degli anni 90 che prevedevano 150 posti di lavoro. Attualmente gli occupati sono circa una 90ina e l' ammodernamento dell' impianto potrebbe richiedere meno occupazione, in linea con le nuove tecnologie.
 
:: Comunicato stampa, 18/04/2008
"Il Piano Regolatore Portuale del Porto della Spezia è nato già vecchio"
Questo il commento a caldo di Legambiente La Spezia a seguito delle dichiarazioni dell'On. Orlando
"Abbiamo appreso - commenta Stefano Sarti Presidente Legambiente Liguria - che l'On Orlando ritorna sul PRP, e nelle sue affermazioni leggiamo una indiretta realtà da noi sempre sostenuta, ovvero che il Piano Regolatore Portuale della Spezia, approvato di recente, è nato già vecchio, legato a scenari economici approssimativi e non tenente conto delle molteplici problematicità di natura ambientale e infrastrutturale".
"Bene la conferenza proposta da Andrea Orlando - commenta Paolo Varrella del circolo spezzino di Legambiente - ma bisogna ripartire dall'ordine del giorno collegato all'approvazione del PRP da parte della Regione Liguria per mettere in piedi il tavolo tecnico per valutare le diverse fasi di espansione del porto e valutare la reale necessità di tombare il mare. Potremmo anche scoprire che per mantenere immutati livelli occupazionali non siano necessarie le migliaia di metri quadri di interramento previsti".
 
:: Comunicato stampa, 13/04/2008
Gli alberi secolari sono una importante risorsa ambientale, storica e culturale
Legambiente, alla luce delle numerose segnalazioni di cittadini e delle notizie apparse sui mezzi di informazione, si domanda se non sia più sensato cercare strade alternative all'abbattimento di piante datate per far spazio ad un parcheggio interrato presso la stazione ferroviaria della Spezia.
"Queste piante - commenta Legambiente La Spezia - oltre ad essere un polmone di verde in una zona densamente trafficata come Via Fiume, rappresentano anche un monumento storico e culturale al pari delle magnolie secolari presenti in molti orti botanici".
Secondo l'Associazione bene avrebbe fatto il Comune della Spezia ad adoperarsi per salvare questi esemplari, ed è per questo che Legambiente chiede pubblicamente all'Assessore Ruocco di intervenire per ricercare in tempi brevi soluzioni alternative al taglio.
 
:: Comunicato stampa, 01/04/2008
Spiagge e fondali puliti 2008 - Portovenere
È il consueto appuntamento alla vigilia dell'estate. Migliaia di volontari di tutt'Italia, grandi e piccoli, armati di sacchi, guanti e rastrelli, si danno appuntamento in diverse località d'Italia e si cimentano nella pulizia delle spiagge e delle scogliere.
I volontari sub, invece, passano al setaccio i fondali antistanti le nostre amate spiagge e coste recuperando tonnellate di rifiuti dei più disparati: dalle lavatrici ai motorini, dai televisori a vecchie ferraglie arrugginite.
In collaborazione con Parco di Portovenere, Osservatorio Ligure Pesca e Ambiente, Regione Liguria.
Chiunque voglia dare il  proprio contributo si può mettere in contatto con il circolo locale tramite e-mail.
 
 
:: Iniziative
Martedi 15 aprile grande prima al cinema il Nuovo La Spezia Circuito Cinema d'Essai con la proiezione di Biutiful Cauntri
Un film di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio, Peppe Ruggiero. Durata 90' Italia. Grande storia di impegno civile sostenuta da una poetica originale, che serve a raccontare un territorio umano e geografico lasciato a se stesso. Le fuoriuscite del cobalto dalla fabbrica di Montefibre hanno contaminato fragole e pomodori, le discariche abusive e i chilometri di spazzatura e sacchetti hanno avvelenato pecore e bufale, quelle del pregiato latte bufalino che diventa mozzarella "elastica e resistente al primo morso".
Orario spettacoli 17.30-19.30-21.30.
Per i soci di Legambiente prezzo ridotto euro 4,50 ( escluso naturalmente eventuali ospiti)
 
:: Comunicato stampa 31/03/2008
Povero Cormorano! Trattato come l'Untore di Manzoniana memoria.

Adesso la colpa della rarefazione della fauna ittica è sua, e s'incomincia il "dagli all'untore" anche con lo schivo e splendido airone: a quando il "crucifige" della gallinella d'acqua?

Bando all'umorismo, bisogna essere obbiettivi: gli studi sull'impatto del cormorano ci sono; pochi anni fa uno studio fu commissionato all'INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) dal Parco Naturale Regionale Ligure di Montemarcello - Magra, unico, tra i nostri Parchi ad essere eminentemente fluviale: ebbene tale studio dimostrò che il declino di talune specie ittiche nel Vara - Magra, principale fiume Ligure, non dipendeva nè dal cormorano nè da altra specie di uccelli, ma dalle condizioni ambientali complessive.
La verità è che la rarefazione della fauna ittica nei nostri fiumi e torrenti ha altre origini e del tutto antropiche:
In primo grado l'artificializzazione di corsi d'acqua, motivata dalla sicurezza idraulica, quindi rettificazioni, arginature artificiali, devegetazione, escavazioni d'alveo conseguenti, realizzazione di briglie trasversali in massi per difendere poi i le basi dei ponti e gli alvei dall'erosione e dall'incisione provocati dagli interventi precedenti, con ulteriore artificializzazione.
Tutto ciò con il risultato non di mettere in sicurezza ma, come dimostrato dalla moderna scienza della Riqualificazione Fluviale, aumentando ancora più il rischio idraulico, perché spariscono le golene, la vegetazione arbustiva alveale e ripariale che frena la violenza delle acque, e nei corsi raddrizzati e non più sinuosi l'acqua scende molto più velocemente: quindi picchi di piena più rapidi e violenti.
Quanto all'effetto sulla fauna ittica di tali opere è presto detto: distruzione di campi di frega, separazione di popolazioni che non risalgono le briglie con conseguente impoverimento genetico e spesso, per i migratori interni, l'impossibilità di raggiungere i campi di frega stessi; questo senza tenere conto che, al di là del fattore riproduttivo , la rettificazione e banalizzazione dell'alveo distrugge le nicchie ecologiche in cui pesci vivono, nelle varie fasi della loro esistenza, e quindi sopravvivono solo le specie più adattabili con diminuzione della biodiversità.
L'unica soluzione trovata alla rarefazione ittica conseguente, dagli amministratori con il beneplacito dei pescatori affamati di prede, è il ripopolamento: pesci di allevamento, a volte delle stesse specie presenti nel corso d'acqua, ma non autoctoni e non selvatici, altre addirittura, come la trota iridea americana, alloctoni completi, anche se sterili nelle nostre acque; la conseguenza è la difficoltà di ambientamento, di pesci spaesati e facilmente predabili, che poco contribuiscono alla ripresa demografica, per la quale d'altronde, come sopra dimostrato, mancano comunque i requisiti ambientali.
A me sembra strano che i pescatori tutte queste cose non le vedano, mentre vedono quanto è bravo a pescare un cormorano; la verità è che, purtroppo, i pescatori queste cose le vedono quanto noi ambientalisti, ma la stragrande maggioranza di loro non ha il coraggio di ribellarsi per difendere il proprio fiume, non attacca quella parte della componente amministrativa a cui fà più comodo una soluzione minimalista come la caccia al cormorano che non un cambio radicale di approccio della salvaguardia idraulica e idrogeologica, come quella proposta dalla scienza della Riqualificazione Fluviale che vuole rinaturalizzare fiumi e torrenti.
Quindi smettiamo di cercare untori e conciliamo tutela dal rischio idraulico e tutela ecologica dei corsi d'acqua, che non sono competitivi, ma complementari, e anche la fauna ittica, per il fenomeno della resilienza, tornerà a rifiorire.
Alessandro Poletti
Responsabile Aree Protette e Tutela acque di Legambiente Liguria
 
:: Rassegna stampa
 

 Il Secolo XIX 16/03/08

 Cronaca4 15/03/2008

 
:: Comunicato stampa, 14/03/2008
Le Navi dei Veleni
Questo il titolo della puntata di Ambiente Italia, lo storico programma di Rai Tre che domani, Sabato, andrà in onda subito dopo il Tg3 delle 14.
Da La Spezia, che negli anni passati fu proprio ribattezzato il Porto delle Nebbie, si parlerà di traffico di rifiuti, affondamenti nemmeno troppo sospetti di navi come la Jolly Rosso e la Rigel e altri meccanismi connessi con lo smaltimento illegale dei rifiuti.
"Questa è una fin troppo realistica fotografia della situazione - commenta Legambiente - dove in Italia abbiamo un illecito ambientale ogni chilometro quadrato, e dove il sommerso del traffico dei rifiuti rimane ancora attuale nonostante le inchieste, come ad esempio quella sulla Collina dei Veleni di Pitelli."
 
:: Comunicato stampa, 22/02/2008
La "torre Botta" e il Paesaggio Sarzanese
Abbiamo, con notevole perplessità, accolto le nuove notizie, con tanto di fotomontaggi computerizzati, circa la struttura che si vorrebbe realizzare al posto dell'ex-mercato coperto al centro di Sarzana, a poche centinaia di metri dal centro storico della stessa, su progetto dell'architetto Ticinese Mario Botta.
Ciò che si intuisce dalle dimensioni, soprattutto in altezza, dell'opera, con la conferma dal fotomontaggio, fa presupporre, senza ombra di dubbio, che essa si configuri come un vero e proprio eco-mostro nel centro di Sarzana, alto quanto la torre di Pisa, pur senza alcuna parentela stilistica con essa, e in contrasto con le dimensioni storiche degli edifici Sarzanesi più rappresentativi.
Tale realizzazione, intanto altererebbe irrimediabilmente lo skyline Sarzanese, risaltando più di opere d'arte monumentali d'inestimabile valore come il campanile della Chiesa di Santa Maria o la fortezza di Sarzanello, deturpando quel look ricco di storia medioevale e rinascimentale che oggi prevale alla vista di chi proviene dalla Genova-Rosignano, o da altre arterie di comunicazione, poi sicuramente contrasterebbe con quella che è la vocazione tradizionale del centro storico di Sarzana, che non sarebbe quella di un centro - uffici in stile New York, o Montecarlo; il tutto nel bel mezzo di quella periferia Liberty Sarzanese che, pur deturpata nel tempo da qualche condominio anni '60-'70, mantenne una continuità armonica con le proporzioni, le dimensioni e lo stile del centro storico medievale - rinascimentale.
D'altronde quello a Sarzana sarebbe l'ennesimo attentato al Paesaggio Ligure, già minacciato dalla torre Fuksas alla Margonara a Savona, e dalle quattro torri di Albenga, e altre realizzazioni, minori per impatto visivo, ma terribili dal punto di vista della cementificazione complessiva: non è possibile che si vogliano far passare, tramite grandi nomi dell'architettura Nazionale e Internazionale, per sostenibili da un punto di vista Paesistico, delle opere che sono un vero e proprio obbrobrio da un punto di vista estetico-paesaggistico.
Inoltre chiediamo che si faccia una moratoria di stop su urbanizzazione e sventramento di via Muccini, frutto di un PRG (Piano Regolatore Generale secondo le Leggi Urbanistiche ante 1997) ormai vecchio di 13 anni e prossimo ad essere sostituito da un nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale secondo la Legge Regionale Urbanistica del 1997); non lasciamo in eredità al suddetto PUC uno sfregio paesistico – urbanistico che si può ancora evitare.
Chiediamo quindi, cominciando dalla torre dell'ex-mercato ortofrutticolo, che si inizi in questa Città, in previsione anche del prossimo PUC di Sarzana, un approccio all'Urbanistica che non sia nell'alveo dei desideri edificatori delle lobby di cemento e asfalto, ma sia rispettoso dell'assetto esistente e dell'esigenza di spazi verdi "reali" e defaticanti dallo stress della vita moderna di cui soffrono i nostri abitanti e, soprattutto, che in base alle nuove Leggi sulla Valutazione Ambientale Strategica il futuro PUC sia partecipato dai Cittadini e dal mondo Associativo della Società Civile.
Giovanni Gabriele, Presidente di Italia Nostra sez. della Spezia
Alessandro Poletti, Presidente Circolo "Valdimagra" di Legambiente
Giovanni Ponzanelli, Responsabile WWF della Spezia
 
:: Comunicato stampa, 18/02/2008
Legambiente è contraria a qualsiasi ipotesi di ampliamento, compreso l'off-shore
Contrariamente a quanto dichiarato da un membro dell'Associazione Culturale Artigliè, Legambiente non appoggia nessun tipo di impianto, tantomeno offshore. In un dossier pubblicato recentemente (allegato - n.d.r.) è ampiamente dimostrata l'inutilità dei rigassificatori:
"I rigassificatori sono utili soprattutto a chi li costruisce e a chi li gestisce".
L'associazione ambientalista scoprì e denunciò i piani di Snam Rete Gas per il raddoppio del rigassificatore di Panigaglia, e durante una affollata assemblea nel Febbraio 2006 nella Sala Consiliare a Portovenere Stefano Sarti, Presidente Regionale di Legambiente, rivelò i piani, portando allo scoperto i vertici Eni presenti in sala che dovettero ammettere l'esistenza di detti progetti.
Durante la recente audizione presso la commissione Snam alla Spezia, Legambiente ha ribadito le proprie posizioni: "Nessun ampliamento, semmai riconversione turistica della baia" (Testo dell'audizione allegato - n.d.r.).
Coerentemente a quanto fino ad oggi sostenuto, Legambiente ritiene superata la necessità dei rigassificatori, giudicati "strumenti utili per aumentare i margini di guadagno di chi importa gas liquido", ma che impongono forti impatti in termini di uso del territorio e ridicole ricadute occupazionali.
"Visto il mancato rispetto degli accordi del '96 col Comune di Portovenere - commenta il Circolo Nuova Ecologia di Legambiente - e visti i miseri investimenti in termini di posti di lavoro da parte di Eni, riteniamo più credibile una totale riconversione della splendida baia di Panigaglia in termini turistico ricettivi, sicuramente più remunerativi e con un indotto lavorativo assai più ampio".
Nota: in allegato il dossier su politica energetica e Snam e testo audizione
 
:: Comunicato stampa, 10/02/2008
Oggetto: la visita del Presidente Burlando a Marinella e la possibile permuta della Colonia Olivetti
Abbiamo letto delle ulteriori dichiarazioni su una possibile permuta della Colonia Olivetti, dopo la visita compiuta a Marinella dal Presidente della Regione Claudio Burlando, il quale si è reso disponibile ad aprire una Commissione tecnico – politica "ad acta" per valutare una simile eventualità.
Premettendo che, per il Coordinamento, tra i primi valori da difendere, oltre alla tutela ambientale ci sono anche gli interessi degli abitanti del Borgo di Marinella e della proprietà pubblica (tutti noi) di un bene storico architettonico come la Colonia Olivetti e avendo letto della possibilità di uno scambio tra la suddetta e un tot di abitazioni del Borgo, e nella eventualità di una Commissione tecnico politica sull'argomento, anticipiamo:
a) che tale operazione porterebbe alla rinuncia da parte del Pubblico, rappresentante di tutti i Cittadini, di una proprietà di notevole potenzialità per la fruizione da parte della Comunità; pertanto pensiamo che una simile decisione vada presa dopo notevole ponderazione e tenendo conto degli eventuali effetti collaterali negativi per la Comunità stessa della Val di Magra, che perderebbe l'accesso a tale bene in forme pubbliche;
b) che la Permuta condurrebbe a un'opportunità di acquisizione dell'abitazione sicura da parte dei cittadini del Borgo di Marinella, e forse alla proprietà pubblica delle abitazioni stesse: noi siamo molto favorevoli a ciò, ma siamo perplessi circa il ruolo che a quel punto svolgerebbe la proprietà Marinella SPA nel restauro e nel riassetto di tali abitazioni del Borgo, visto che, a nostro parere, la permuta non dovrebbe limitarsi a un semplice scambio con trasferimento dell'abitato nudo e crudo alla mano pubblica, perché in quel caso ci guadagnerebbe solo Marinella SPA; Marinella SPA dovrebbe, quindi, accollarsi anche la spesa per la riqualificazione delle abitazioni permutate al Pubblico;
c) che la permuta non può avvenire, laddove si voglia salvaguardare il bene storico – architettonico Colonia Olivetti, senza che siano posti dei vincoli sulla destinazione d'uso dello stesso, che non può essere altra se non quella originaria, preesistente anche l'acquisizione da parte dell'Olivetti nel dopoguerra all'atto del fallimento Fabbricotti: cioè quella della realizzazione all'interno della struttura di un Centro Olistico o Centro Benessere, come originariamente effettuato da Carlo Fabbricotti; siamo quindi contrari, per tale motivo, alla realizzazione di Hotel di Lusso o di altro genere, che stravolgerebbero la funzione storico – architettonica di un bene soggetto a vincoli di salvaguardia;
d) se la Colonia Olivetti, a quel punto divenisse, un centro Olistico, diverrebbe inutile o superflua anche la realizzazione della Beauty Farm prevista dal Masterplan 2007 nel bel mezzo della tenuta agricola, che a nostro parere stravolgerebbe la fisionomia e la struttura della stessa, che pur si dice voler salvaguardare.
Per questo ed altri motivi abbiamo chiesto, come Coordinamento per Marinella, al Presidente Burlando, un incontro urgente che stimoli a una soluzione di salvaguardia dei vari aspetti del Progetto Marinella.
Il Portavoce del Coordinamento per Marinella
Alessandro Poletti
Comitato x Marinella Aderiscono: Italia Nostra, Legambiente, WWF, ACLI, Lega Consumatori, Comitato "Ambiente, Diritti, Società", Comitato Bocca di Magra, Comitato per la Salvaguardia del Golfo dei Poeti, Mare Vivo Golfo dei Poeti, Nicola Nostra, Circolo Dossetti, Comunisti Italiani, Sinistra Ecologista e Verdi
 
:: Comunicato stampa, 09/02/2008
Legambiente e combustione cdr: troppa confusione a La Spezia
E' irrealistico e fuorviante pensare oggi alla combustione del CDR in centrale, visto che non siamo in grado di sapere se la tipologia del combustibile creata dall'impianto di Saliceti (che deve essere ancora terminato!) sia compatibile con la sua combustione in una centrale termoelettrica.
Non sappiamo altresì se la evidente vetustà del gruppo a carbone di Vallegrande (l'unico in teoria in grado di bruciare CDR in co - combustione), gruppo che seppur restaurato e ristrutturato è risalente, come costruzione a quasi 40 anni fa non sia poi un ulteriore impedimento a questa scelta.
Terza questione: la co - combustione del CDR nella centrale Enel non è prevista dall'attuale Piano Provinciale dei Rifiuti, e quindi se si vuole compiere questa scelta bisognerà necessariamente andare a realizzare una variante di tale Piano, scelta anche questa molto delicata e problematica, non solo dal punto di vista meramente tecnico ma anche e soprattutto politico.
Per questo Legambiente non può che concordare con la posizione del segretario della Cisl, Pierluigi Peracchini, anche in relazione alla necessità di orientare le scelte sui rifiuti imponendo la giusta gerarchia per un corretto smaltimento e trattamento dei rifiuti.
Prima di qualsiasi scelta finale bisogna rilanciare con forza la raccolta differenziata, che nella Provincia della Spezia è poco superiore al 20% ben lontani non solo dal 35% entro il 2006 come da obbiettivi della legge Ronchi, ma anche dai nuovi obbiettivi fissati dalla finanziaria (il 40% entro il 31/12/2007).
Sulla scelta finale e sulla necessità di esplorare tecnologie innovative (una è la dissociazione molecolare ma ve ne sono altre) questo orientamento viene non solo dalla commissione parlamentare ma anche dal consiglio comunale di Genova, con una deliberazione recentemente approvata concernente la scelta finale di smaltimento dei rifiuti in quella città che da anni discute se realizzare o no un inceneritore.
Legambiente, come ha fatto recentemente premiando i comuni ricicloni liguri (e dovrebbe essere preso in considerazione positivamente da tutti il fatto che ai primi due posti si sono collocati due comuni spezzini, rispettivamente Deiva Marina e Santo Stefano Magra con il 38% e il 36%, come dire "se c'è la volontà i risultati vengono") non si stancherà di ripetere che è la raccolta differenziata il vero argomento da dibattere se vogliamo far fare un salto di qualità allo smaltimento dei rifiuti nella nostra provincia.
 
:: Comunicato stampa, Roma, 6 febbraio 2008
Dragaggio dei sedimenti portuali nei SIN, Pecoraro Scanio blocca l'iter del decreto
Soddisfatta Legambiente: 'quel testo ignorava parametri fondamentali alla tutela ambientale"
"Accogliamo positivamente la notizia che il ministro dell'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha bloccato l'iter del decreto sul dragaggio dei sedimenti portuali nei Siti di bonifica di interesse nazionale (SIN), finché gli organi tecnici Icram (Istituto centrale per la ricerca applicata al mare), Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) e Iss (Istituto superiore di sanità), non si saranno espressi nel merito. Il decreto non contemplava, infatti, azioni necessarie a garantire la tutela ambientale e innalzava i valori limite di alcune sostanze pericolose". Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, riportando quanto dichiarato dal ministro Pecoraro Scanio in un incontro con l'associazione ambientalista.
Il decreto – ricorda Legambiente - discende dalla Legge finanziaria 2007, che ha rivisto le competenze delle autorità portuali in materia di dragaggi dei fondali ricadenti nei siti di bonifica di interesse nazionale e dato mandato al ministero dell'Ambiente di individuare metodologie e criteri per la movimentazione e la successiva collocazione dei sedimenti.
Per la sua redazione è stato, però, ignorato completamente il Manuale tecnico relativo alla movimentazione dei sedimenti marini redatto da Icram e Apat, i due organi tecnici di riferimento del ministero dell'Ambiente che adesso vengono finalmente coinvolti.
In questo manuale sono presenti specifiche indicazioni tecniche per tutte le operazioni e i parametri di riferimento da tenere in considerazione, che sono invece completamente ignorati nel decreto, dove non vengono regolamentate nel dettaglio le diverse opzioni di gestione dei materiali dragati, per i quali si prefigura come preferenziale o forse unica soluzione percorribile, la deposizione in bacini conterminati. Nel decreto si prevedeva, inoltre, di innalzare di centinaia di volte i valori limite (anche per sostanze classificate come cancerogene) per la deposizione dei sedimenti in casse, vasche o bacini conterminati, con conseguenti, inevitabili impatti ambientali.
"Laddove si richiede l'assoluta necessità di rimuovere questi sedimenti – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - è assolutamente necessario che questi vengano prima resi innocui, adottando prescrizioni molto dettagliate per la tutela dell'ambiente, sia in fase di rimozione, sia in quella di deposizione dei materiali nelle vasche di colmata".
L'ufficio stampa 06 86268399 - 79 - 53
 
:: Comunicato stampa, 16/01/2008
Snam Rete Gas rinuncia all'audizione in Consiglio Comunale alla Spezia
La società del gruppo Eni ha deciso all'ultimo momento di non partecipare all'audizione presso la commissione consigliare spezzina. Secondo Legambiente La Spezia questo gesto denota la volontà di sottrarsi ad un confronto pubblico sul progetto di raddoppio del rigassificatore di Panigaglia presentato ai ministeri la scorsa estate, ma mai illustrato alla popolazione residente, che avrebbe tutto il diritto di conoscere le reali intenzioni di Snam Rete Gas.
"Ci auguriamo che l'audizione di Snam sia stata solo rimandata - commenta Paolo Varrella di Legambiente - perché altrimenti saremmo di fronte ad un atteggiamento che rasenta l'arroganza. L'audizione doveva essere un momento di approfondimento, invece rimaniamo col sospetto che i Comuni di Portovenere prima e della Spezia poi siano stati snobbati dal colosso Eni."
Esiste un coordinamento tra Associazioni e Comitati che si oppone al progetto di raddoppio, ritenuto troppo invasivo per il Golfo della Spezia e che non si sa quanto possa essere in linea con i reali fabbisogni energetici nazionali.
"In questi mesi - prosegue Legambiente - c'è una corsa da parte di molte società ad accaparrarsi progetti di rigassificatori senza che la cabina di regia per l'energia del governo abbia mai specificato quanto gas serve e in quale modalità, se via tubo o via nave. Questa incertezza potrebbe innescare fenomeni speculativi ai danni delle comunità locali, in primis quella di Portovenere".
 
:: Comunicato stampa, 15/01/2008
Processo di Pitelli: si riparte
Giovedì 17 gennaio alle ore 9,30 presso il Tribunale della Spezia riprenderanno le udienze per il processo sullo scandalo delle discariche di Pitelli.
Legambiente è parte civile al processo e benché Pitelli sia un Sito di Interesse Nazionale di Bonifica, forte è l'aspettativa per far chiarezza su questo triste episodio che ha investito la provincia spezzina fino a metà degli anni '90.
"In questi giorni di emergenza rifiuti - commenta Legambiente - dove si evidenziano gravi conseguenze sull'ambiente e sui cittadini per la combustione nonché gestione incontrollata della spazzatura, è fondamentale stabilire quali ripercussioni si siano prodotte sulla popolazione e l'ambiente circostante a causa dei forni inceneritori presenti sul sito. Inoltre - prosegue Legambiente La Spezia - è interessante sviluppare la tematica degli inquinanti in relazione al processo di combustione, tenuto conto che all'epoca del primigenio forno, venivano bruciati rifiuti speciali".
 
 
:: Comunicato stampa, 14/01/2008
Manifestazione di sabato 19 a Napoli sulla questione rifiuti.
Questa manifestazione coinvolge le associazioni della società civile e fa riferimento all'appello allegato in basso e a cui chiediamo alle associazioni e ai singoli di aderire.
Per le adesioni entro mercoledì 16:
Santo Grammatico
Coordinatore Generale
Legambiente Liguria
Via Caffa 3/5b
16129 Genova
Tel/fax +39 010319168
mobile +39 3292337974
Appello manifestazione Napoli
 
:: Comunicato stampa, 05/01/2008
Polveri fini e porto: non serve a niente il monitoraggio se non si decide di abbattere le Pm10
Questo il monito di Legambiente La Spezia che nei giorni scorsi ha incontrato insieme ad altre associazioni e Comitati l'Assessore Ruocco.
"I 122 superamenti delle polveri - commenta Legambiente - indicano una situazione drammatica per lavoratori portuali e cittadini, e il Sindaco è la massima autorità sanitaria che deve prendere drastiche misure per evitare malattie e decessi, che come dimostrano gli studi epidemiologici, sono direttamente correlate con gli aumenti di Pm10".
In altre parole Legambiente ritiene non più procrastinabile l'assunzione di responsabilità e l'adozione di misure drastiche per abbattere le polveri. Ma quali sono queste azioni tanto urgenti?
"Innanzi tutto - prosegue Legambiente - bisogna evitare la formazione delle polveri, applicando filtri anti particolato a tutti i motori diesel di gru e camion. Inoltre rifiutiamo la scusa degli scavi a Pagliari, perché non c'è nessuna relazione tra le due realtà. Infine vorremmo sapere che fine ha fatto l'Ordine del Giorno votato in Regione per l'istituzione di un tavolo partecipato che valuti i singoli impatti del porto sulla città in relazione al nuovo PRP"
Sicuramente le Associazioni e i Comitati chiederann