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Benvenuti nel
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Legambiente La Spezia
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:: Eventi |
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Goletta Verde Liguria 2008 |
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Clicca per scaricare il poster del programma |
Goletta verde è la storica campagna di
Legambiente che da 22 anni si fa
paladina del mare e delle coste italiane
sarà a Portovenere ed alle Cinque
terre dal 1 al 3 luglio.
Per due mesi, ogni estate, le
imbarcazioni ambientaliste effettuato il
periplo della nostra penisola avvistando
abusi e illeciti, ma anche promuovendo
le bellezze del mare nostrum.
Due equipe di biologi di Legambiente
puntellano tutta la costa via terra,
prelevando oltre 500 campioni di acqua
marina e facendo analisi nei laboratori
mobili attrezzati per informare in tempo
reale sullo stato di salute del mare.
Monitoraggio scientifico, informazione,
lotta alle illegalità di ogni genere,
promozione del turismo sostenibile e
delle Aree marine protette. |
Martedì 1 Luglio ore 11:00
"Lascia o
raddoppia? La nostra risposta sul rigassificatore di
Panigaglia" presso il molo di Fezzano.
ore 18:00 Aperitivo - consegna premio
Amico del Mare |
Mercoledì 2 Luglio ore 11:00
Consegna delle 5 vele al Parco delle 5
Terre. Campo boe MArpark di Vernazza
ore 17:00 incontro "Se questo è un parco
vorrei che..." a bordo della Goletta |
Giovedì 3 Luglio ore 11:00
Conferenza Stampa "Presentazione dati
acque balneazione provincia di La
Spezia" - Sala giunta della Provincia della Spezia
ore 17:00 incontro -"Depurazione delle
acque in provincia di La Spezia quale lo
stato dell' arte?" Portovenere a
bordo della Goletta. |
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:: Eventi |
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Spiagge e Fondali Puliti 2008 - Clean up
the Med |
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Clicca per il programma della
manifestazione
Programma di massima per Spiagge e
Fondali Puliti previsto all'Isola
Palmaria il 30/31 Maggio e 1 Giugno.
Vi aspettiamo numerosi! |
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:: Dossier |
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Ecco perchè il nucleare non serve
all'Italia |
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Presentato questa mattina un dossier
da Giuseppe Onufrio, direttore delle
campagne Greenpeace Italia, Vittorio
Cogliati Dezza, presidente nazionale
Legambiente e Michele Candotti,
direttore generale Wwf Italia, per
svelare le "menzogne dei fautori
dell'atomo" |
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Il nucleare non serve all'Italia. Questo
il titolo del dossier presentato questa
mattina da Giuseppe Onufrio, direttore
delle campagne Greenpeace Italia,
Vittorio Cogliati Dezza, presidente
nazionale Legambiente e Michele Candotti,
direttore generale Wwf Italia, per
svelare le "menzogne dei fautori
dell'atomo". |
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Si citano infatti nel dossier tutti gli
slogan che vengono riproposti nella
campagna mediatica a favore del
nucleare, approfondendoli poi uno ad uno
per dimostrarne l'assoluta infondatezza.
Tra gli slogan più utilizzati il fatto
che: è l'unica risposta concreta per
fermare i cambiamenti climatici, è
economico, permette di ridurre la
bolletta italiana e la dipendenza
dall'estero, è sicuro. Tutte "bugie,
conti fasulli, favole" scrivono le
associazioni ambientaliste "che servono
a costruire una risposta emotiva da
parte dell'opinione pubblica e un
dibattito ideologico sui tabù e i
divieti. Nella realtà si sta solo
facendo il gioco di quei gruppi di
interesse che si stanno candidando a
gestire una montagna miliardaria di
investimenti pubblici". Per le tre
associazioni ambientaliste la soluzione
per fermare la febbre del pianeta e
ridurre la bolletta energetica italiana
è molto più semplice dell'opzione
nuclearista rilanciata dal ministro
Claudio Scajola: è fondata sul
risparmio, sull'efficienza energetica e
sullo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Semplicemente perché è la via più
immediata, più economica e sostenibile. |
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Sui costi, si sottolinea che gran parte
del costo dell'elettricità da nucleare è
legato agli investimenti per la
progettazione e realizzazione delle
centrali, che è almeno doppio di quanto
ufficialmente dichiarato, e richiede
tempi di ritorno di circa 20 anni. A cui
vanno aggiunti i costi di smaltimento
delle scorie e di smantellamento degli
impianti. "Dove il Kwh nucleare costa
apparentemente poco è perché lo Stato si
fa carico dei costi per lo smaltimento
definitivo delle scorie e per lo
smantellamento delle centrali. E sono
proprio queste spese ad aver scoraggiato
gli investimenti privati negli ultimi
decenni" si legge nel dossier. |
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Tant'è che tutti gli scenari - persino
quello dell'Agenzia internazionale per
l'energia atomica - prevedono nei
prossimi anni una riduzione del peso
dell'atomo nella produzione elettrica
mondiale. Secondo le stime dell'Aiea si
passerebbe dal 15% del 2006 a circa il
13% del 2030, nonostante la ripresa dei
programmi nucleari in alcuni paesi. In
Italia, per il ritorno al nucleare
occorrerebbe costruire da zero tutta la
filiera, con un immenso esborso di
risorse pubbliche. Per le 10 centrali,
ipotizzate come necessarie per abbassare
i costi della bolletta energetica,
servirebbero tra i 30 e i 50 miliardi di
euro di investimenti (con il forte
rischio di sottrarre risorse allo
sviluppo delle rinnovabili e
dell'efficienza energetica), cui
aggiungere le risorse per gli impianti
di produzione del combustibile e il
deposito per lo smaltimento delle
scorie. Le centrali, nella migliore
delle ipotesi, entrerebbero in funzione
dopo il 2020, e gli investimenti
rientrerebbero solo dopo 15 o 20 anni. |
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Sulla sicurezza degli impianti ancora
oggi, a oltre 22 anni dall'incidente di
Chernobyl, non esistono garanzie per
l'eliminazione del rischio di incidente
nucleare e la conseguente contaminazione
radioattiva. E quanto alla possibilità
di rimettere la speranza di sicurezza
nella quarta generazione, si deve
aspettare almeno il 2030 per vedere
(forse) in attività la prima centrale.
Rimangono poi tutti i problemi legati
alla contaminazione "ordinaria",
derivante dal rilascio di piccole dosi
di radioattività durante il normale
funzionamento delle centrali, a cui sono
esposti i lavoratori e la popolazione
che vive nei pressi. C'è poi il problema
non risolto delle scorie: le 250mila
tonnellate di rifiuti altamente
radioattivi prodotte finora nel mondo
sono tutte in attesa di essere conferite
in siti di smaltimento definitivi. Cosa
che vale anche per il nostro Paese che
conta secondo l'inventario curato da
Apat circa 25mila m3 di rifiuti
radioattivi, 250 tonnellate di
combustibile irraggiato, a cui vanno
sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti
prodotti annualmente da ricerca,
medicina e industria e i circa 8090mila
m3 di rifiuti che deriverebbero dallo
smantellamento delle centrali e degli
impianti del ciclo del combustibile,
fermi dopo il referendum del 1987. |
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Infine la favola che il nucleare sia la
risposta ai cambiamenti climatici, viene
contraddetta dagli stessi tempi di
realizzazione. "Se si avesse come
obiettivo il raddoppio delle centrali
nucleari esistenti entro il 2030,
rimpiazzando anche quelle che andranno a
fine vita nei prossimi 20 anni -
si legge nel dossier - l'effetto
sulle emissioni globali sarebbe di una
riduzione solo del 5%" E occorrerebbe
aprire una nuova centrale nucleare ogni
2 settimane da qui al 2030, oltre a
spendere un cifra tra 1000 e 2000
miliardi di euro, aumentando di molto i
rischi legati a incidenti, alla
proliferazione nucleare, e ingigantendo
la questione delle scorie. |
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"Inoltre la produzione nucleare è solo
apparentemente esente da emissioni di
Co2, dal momento che gli impianti
nucleari per motivi di sicurezza
richiedono enormi quantità di acciaio
speciale, zirconio e cemento, materiali
che per la loro produzione richiedono
carbone e petrolio". Ma anche le altre
fasi della filiera nucleare,
dall'estrazione del minerale d'uranio,
alla produzione delle barre di
combustibile, fino al loro stoccaggio e
riprocessamento sono talmente rilevanti
che "complessivamente le emissioni
indirette della produzione di un kWh da
energia nucleare è stato calcolato
essere comparabile con quella del kWh
prodotto in una centrale a gas". |
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In Italia - si legge nel dossier -
scegliere l'opzione nucleare
significherebbe mettere una pietra
tombale su qualsiasi prospettiva di
riduzione delle emissioni di Co2 Se la
priorità fosse realizzare centrali
nucleari, poiché gli investimenti sono
economicamente alternativi, dovremmo
dire addio agli obiettivi comunitari e
vincolanti del 30% di riduzione delle
emissioni di CO2, del 20% di produzione
energetica da rinnovabili e del 20% di
miglioramento dell'efficienza energetica
al 2020. Uno scenario che consente di
sviluppare imprese innovative,
realizzare migliaia di nuovi posti di
lavoro nella ricerca e sviluppo, avere
città più moderne e pulite, a portata di
mano anche nel nostro Paese nonostante
il suo grave ritardo rispetto agli
obblighi di Kyoto. Le associazioni hanno
dato quindi l'appuntamento il 7 giugno a
Milano per la manifestazione In marcia
per il clima "per promuovere il
cambiamento e l'innovazione nelle scelte
energetiche e infrastrutturali". |
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:: Comunicato stampa, 13/05/2008 |
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Panigaglia non s'ha da fare! |
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Legambiente e l'Associazione Comitati
Spezzini Onlus, in occasione della
prossima Conferenza dei Servizi per
il Sito Nazionale di Bonifica di Pitelli
presso il Ministero dell'Ambiente a
Roma, hanno predisposto i loro
interventi in merito al progetto di
dragaggio presentato da Snam Rete Gas
per l'accosto di mega navi gasiere
grandi il doppio di quelle attuali,
ribadendo la loro determinata
contrarietà al progetto di raddoppio
dell'impianto di Panigaglia nel comune
di Portovenere. |
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"Riteniamo che un dragaggio di 2
milioni di metri cubi - commenta
Paolo Varrella di Legambiente -
fatto con l'esclusivo scopo di fare
accostare le nuove mega gasiere non
abbia nulla a che spartire con la
bonifica, visto e considerato che Snam
richiede di abbassare il fondale di 4
metri a prescindere dallo stato di
contaminazione dei sedimenti, il tutto a
ridosso di importanti allevamenti
animali, quali orate, branzini e mitili
e vicino a Siti di Interesse Comunitario
e Aree Marine Protette". |
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"Questa impressionante quantità di
materiale classificato come rifiuto
speciale - continua Corrado
Cucciniello dell'Associazione Comitati
Spezzini - va ad aggiungersi agli
800mila mc che l' autorità portuale
intende rimuovere nello specchio di mare
in uso agli operatori portuali. Si dovrà
trovare il modo di smaltirli, e ancora
una volta e' comprovato che le bonifiche
si fanno solo se vi e' un interesse
economico e non ambientale". |
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Secondo Associazioni e Comitati con il
raddoppio del terminal di Panigaglia ci
sarà un fardello almeno trentennale
di un' area di alto pregio ambientale,
con una mancata riconversione dell' area
e il suo mancato inserimento nel sistema
turistico. Inoltre si sottolinea l'assoluta
inutilità di realizzare l' impianto,
dato che non si prevedono mancate
forniture tramite gasdotti. Infatti tra
pochi anni saranno pronti tre nuovi
gasdotti: High Stream, Itgi, Galsi. |
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Perché allora costruire i
rigassificatori? |
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Più gas e meno lavoro. In altre parole
Gnl Italia non ha mai rispettato gli
accordi degli anni 90 che prevedevano
150 posti di lavoro. Attualmente gli
occupati sono circa una 90ina e l'
ammodernamento dell' impianto potrebbe
richiedere meno occupazione, in linea
con le nuove tecnologie. |
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:: Comunicato stampa, 18/04/2008 |
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"Il Piano Regolatore Portuale del Porto
della Spezia è nato già vecchio" |
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Questo il commento a caldo di
Legambiente La Spezia a seguito delle
dichiarazioni dell'On. Orlando |
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"Abbiamo appreso - commenta Stefano
Sarti Presidente Legambiente Liguria
- che l'On Orlando ritorna sul PRP, e
nelle sue affermazioni leggiamo una
indiretta realtà da noi sempre
sostenuta, ovvero che il Piano
Regolatore Portuale della Spezia,
approvato di recente, è nato già
vecchio, legato a scenari economici
approssimativi e non tenente conto delle
molteplici problematicità di natura
ambientale e infrastrutturale". |
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"Bene la conferenza proposta da Andrea
Orlando - commenta Paolo Varrella del
circolo spezzino di Legambiente - ma
bisogna ripartire dall'ordine del giorno
collegato all'approvazione del PRP da
parte della Regione Liguria per mettere
in piedi il tavolo tecnico per valutare
le diverse fasi di espansione del porto
e valutare la reale necessità di tombare
il mare. Potremmo anche scoprire che per
mantenere immutati livelli occupazionali
non siano necessarie le migliaia di
metri quadri di interramento previsti". |
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:: Comunicato stampa, 13/04/2008 |
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Gli alberi secolari sono una importante
risorsa ambientale, storica e culturale |
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Legambiente, alla luce delle numerose
segnalazioni di cittadini e delle
notizie apparse sui mezzi di
informazione, si domanda se non sia più
sensato cercare strade alternative
all'abbattimento di piante datate per
far spazio ad un parcheggio interrato
presso la stazione ferroviaria della
Spezia. |
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"Queste piante - commenta Legambiente La
Spezia - oltre ad essere un polmone di
verde in una zona densamente trafficata
come Via Fiume, rappresentano anche un
monumento storico e culturale al pari
delle magnolie secolari presenti in
molti orti botanici". |
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Secondo l'Associazione bene avrebbe
fatto il Comune della Spezia ad
adoperarsi per salvare questi esemplari,
ed è per questo che Legambiente chiede
pubblicamente all'Assessore Ruocco di
intervenire per ricercare in tempi brevi
soluzioni alternative al taglio. |
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:: Comunicato stampa, 01/04/2008 |
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Spiagge e fondali puliti 2008 -
Portovenere |
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È il consueto appuntamento alla vigilia
dell'estate. Migliaia di volontari di
tutt'Italia, grandi e piccoli, armati di
sacchi, guanti e rastrelli, si danno
appuntamento in diverse località
d'Italia e si cimentano nella pulizia
delle spiagge e delle scogliere. |
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I volontari sub, invece, passano al
setaccio i fondali antistanti le nostre
amate spiagge e coste recuperando
tonnellate di rifiuti dei più disparati:
dalle lavatrici ai motorini, dai
televisori a vecchie ferraglie
arrugginite. |
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In collaborazione con Parco di
Portovenere, Osservatorio Ligure Pesca e
Ambiente, Regione Liguria. |
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Chiunque voglia dare il proprio
contributo si può mettere in contatto
con il circolo locale tramite
e-mail. |
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:: Iniziative |
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Martedi 15 aprile grande prima al cinema
il Nuovo La Spezia Circuito Cinema
d'Essai con la proiezione di Biutiful
Cauntri |
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Un film di Esmeralda Calabria, Andrea
D'Ambrosio, Peppe Ruggiero. Durata 90'
Italia. Grande storia di impegno civile
sostenuta da una poetica originale, che
serve a raccontare un territorio umano e
geografico lasciato a se stesso. Le
fuoriuscite del cobalto dalla fabbrica
di Montefibre hanno contaminato fragole
e pomodori, le discariche abusive e i
chilometri di spazzatura e sacchetti
hanno avvelenato pecore e bufale, quelle
del pregiato latte bufalino che diventa
mozzarella "elastica e resistente al
primo morso". |
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Orario spettacoli 17.30-19.30-21.30. |
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Per i soci di Legambiente prezzo ridotto
euro 4,50 ( escluso naturalmente
eventuali ospiti) |
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:: Comunicato stampa 31/03/2008 |
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Povero Cormorano! Trattato come l'Untore
di Manzoniana memoria. |
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Adesso la colpa della rarefazione
della fauna ittica è sua, e s'incomincia
il "dagli all'untore" anche con lo
schivo e splendido airone: a quando il
"crucifige" della gallinella d'acqua? |
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Bando all'umorismo, bisogna essere
obbiettivi: gli studi sull'impatto del
cormorano ci sono; pochi anni fa uno
studio fu commissionato all'INFS
(Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica) dal Parco Naturale Regionale
Ligure di Montemarcello - Magra, unico,
tra i nostri Parchi ad essere
eminentemente fluviale: ebbene tale
studio dimostrò che il declino di talune
specie ittiche nel Vara - Magra,
principale fiume Ligure, non dipendeva
nè dal cormorano nè da altra specie di
uccelli, ma dalle condizioni ambientali
complessive. |
La verità è che la rarefazione della
fauna ittica nei nostri fiumi e torrenti
ha altre origini e del tutto antropiche:
In primo grado l'artificializzazione di
corsi d'acqua, motivata dalla sicurezza
idraulica, quindi rettificazioni,
arginature artificiali, devegetazione,
escavazioni d'alveo conseguenti,
realizzazione di briglie trasversali in
massi per difendere poi i le basi dei
ponti e gli alvei dall'erosione e
dall'incisione provocati dagli
interventi precedenti, con ulteriore
artificializzazione. |
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Tutto ciò con il risultato non di
mettere in sicurezza ma, come dimostrato
dalla moderna scienza della
Riqualificazione Fluviale, aumentando
ancora più il rischio idraulico, perché
spariscono le golene, la vegetazione
arbustiva alveale e ripariale che frena
la violenza delle acque, e nei corsi
raddrizzati e non più sinuosi l'acqua
scende molto più velocemente: quindi
picchi di piena più rapidi e violenti. |
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Quanto all'effetto sulla fauna ittica di
tali opere è presto detto: distruzione
di campi di frega, separazione di
popolazioni che non risalgono le briglie
con conseguente impoverimento genetico e
spesso, per i migratori interni,
l'impossibilità di raggiungere i campi
di frega stessi; questo senza tenere
conto che, al di là del fattore
riproduttivo , la rettificazione e
banalizzazione dell'alveo distrugge le
nicchie ecologiche in cui pesci vivono,
nelle varie fasi della loro esistenza, e
quindi sopravvivono solo le specie più
adattabili con diminuzione della
biodiversità. |
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L'unica soluzione trovata alla
rarefazione ittica conseguente, dagli
amministratori con il beneplacito dei
pescatori affamati di prede, è il
ripopolamento: pesci di allevamento, a
volte delle stesse specie presenti nel
corso d'acqua, ma non autoctoni e non
selvatici, altre addirittura, come la
trota iridea americana, alloctoni
completi, anche se sterili nelle nostre
acque; la conseguenza è la difficoltà di
ambientamento, di pesci spaesati e
facilmente predabili, che poco
contribuiscono alla ripresa demografica,
per la quale d'altronde, come sopra
dimostrato, mancano comunque i requisiti
ambientali. |
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A me sembra strano che i pescatori tutte
queste cose non le vedano, mentre vedono
quanto è bravo a pescare un cormorano;
la verità è che, purtroppo, i pescatori
queste cose le vedono quanto noi
ambientalisti, ma la stragrande
maggioranza di loro non ha il coraggio
di ribellarsi per difendere il proprio
fiume, non attacca quella parte della
componente amministrativa a cui fà più
comodo una soluzione minimalista come la
caccia al cormorano che non un cambio
radicale di approccio della salvaguardia
idraulica e idrogeologica, come quella
proposta dalla scienza della
Riqualificazione Fluviale che vuole
rinaturalizzare fiumi e torrenti. |
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Quindi smettiamo di cercare untori e
conciliamo tutela dal rischio idraulico
e tutela ecologica dei corsi d'acqua,
che non sono competitivi, ma
complementari, e anche la fauna ittica,
per il fenomeno della resilienza,
tornerà a rifiorire. |
Alessandro Poletti
Responsabile Aree Protette e Tutela
acque di Legambiente Liguria |
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:: Rassegna stampa |
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Il
Secolo XIX 16/03/08 |
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Cronaca4
15/03/2008 |
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:: Comunicato stampa, 14/03/2008 |
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Le Navi dei Veleni |
Questo il titolo della puntata di
Ambiente Italia, lo storico
programma di Rai Tre che domani,
Sabato, andrà in onda subito dopo il
Tg3 delle 14.
Da La Spezia, che negli anni passati fu
proprio ribattezzato il Porto delle
Nebbie, si parlerà di traffico di
rifiuti, affondamenti nemmeno troppo
sospetti di navi come la Jolly Rosso e
la Rigel e altri meccanismi connessi con
lo smaltimento illegale dei rifiuti. |
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"Questa è una fin troppo realistica
fotografia della situazione - commenta
Legambiente - dove in Italia abbiamo un
illecito ambientale ogni chilometro
quadrato, e dove il sommerso del
traffico dei rifiuti rimane ancora
attuale nonostante le inchieste, come ad
esempio quella sulla Collina dei
Veleni di Pitelli." |
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:: Comunicato stampa, 22/02/2008 |
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La "torre Botta" e il Paesaggio
Sarzanese |
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Abbiamo, con notevole perplessità,
accolto le nuove notizie, con tanto di
fotomontaggi computerizzati, circa la
struttura che si vorrebbe realizzare al
posto dell'ex-mercato coperto al centro
di Sarzana, a poche centinaia di metri
dal centro storico della stessa, su
progetto dell'architetto Ticinese Mario
Botta. |
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Ciò che si intuisce dalle dimensioni,
soprattutto in altezza, dell'opera, con
la conferma dal fotomontaggio, fa
presupporre, senza ombra di dubbio, che
essa si configuri come un vero e proprio
eco-mostro nel centro di Sarzana, alto
quanto la torre di Pisa, pur senza
alcuna parentela stilistica con essa, e
in contrasto con le dimensioni storiche
degli edifici Sarzanesi più
rappresentativi. |
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Tale realizzazione, intanto altererebbe
irrimediabilmente lo skyline Sarzanese,
risaltando più di opere d'arte
monumentali d'inestimabile valore come
il campanile della Chiesa di Santa Maria
o la fortezza di Sarzanello, deturpando
quel look ricco di storia medioevale e
rinascimentale che oggi prevale alla
vista di chi proviene dalla
Genova-Rosignano, o da altre arterie di
comunicazione, poi sicuramente
contrasterebbe con quella che è la
vocazione tradizionale del centro
storico di Sarzana, che non sarebbe
quella di un centro - uffici in stile
New York, o Montecarlo; il tutto nel bel
mezzo di quella periferia Liberty
Sarzanese che, pur deturpata nel tempo
da qualche condominio anni '60-'70,
mantenne una continuità armonica con le
proporzioni, le dimensioni e lo stile
del centro storico medievale -
rinascimentale. |
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D'altronde quello a Sarzana sarebbe
l'ennesimo attentato al Paesaggio
Ligure, già minacciato dalla torre
Fuksas alla Margonara a Savona, e dalle
quattro torri di Albenga, e altre
realizzazioni, minori per impatto
visivo, ma terribili dal punto di vista
della cementificazione complessiva: non
è possibile che si vogliano far passare,
tramite grandi nomi dell'architettura
Nazionale e Internazionale, per
sostenibili da un punto di vista
Paesistico, delle opere che sono un vero
e proprio obbrobrio da un punto di vista
estetico-paesaggistico. |
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Inoltre chiediamo che si faccia una
moratoria di stop su urbanizzazione e
sventramento di via Muccini, frutto di
un PRG (Piano Regolatore Generale
secondo le Leggi Urbanistiche ante 1997)
ormai vecchio di 13 anni e prossimo ad
essere sostituito da un nuovo PUC (Piano
Urbanistico Comunale secondo la Legge
Regionale Urbanistica del 1997); non
lasciamo in eredità al suddetto PUC uno
sfregio paesistico – urbanistico che si
può ancora evitare. |
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Chiediamo quindi, cominciando dalla
torre dell'ex-mercato ortofrutticolo,
che si inizi in questa Città, in
previsione anche del prossimo PUC di
Sarzana, un approccio all'Urbanistica
che non sia nell'alveo dei desideri
edificatori delle lobby di cemento e
asfalto, ma sia rispettoso dell'assetto
esistente e dell'esigenza di spazi verdi
"reali" e defaticanti dallo stress della
vita moderna di cui soffrono i nostri
abitanti e, soprattutto, che in base
alle nuove Leggi sulla Valutazione
Ambientale Strategica il futuro PUC sia
partecipato dai Cittadini e dal mondo
Associativo della Società Civile. |
Giovanni Gabriele, Presidente di Italia
Nostra sez. della Spezia
Alessandro Poletti, Presidente Circolo "Valdimagra"
di Legambiente
Giovanni Ponzanelli, Responsabile WWF
della Spezia |
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:: Comunicato stampa, 18/02/2008 |
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Legambiente è contraria a qualsiasi
ipotesi di ampliamento, compreso
l'off-shore |
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Contrariamente a quanto dichiarato da un
membro dell'Associazione Culturale
Artigliè, Legambiente non appoggia
nessun tipo di impianto, tantomeno
offshore. In un dossier pubblicato
recentemente (allegato - n.d.r.) è
ampiamente dimostrata l'inutilità dei
rigassificatori: |
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"I rigassificatori sono utili
soprattutto a chi li costruisce e a chi
li gestisce". |
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L'associazione ambientalista scoprì e
denunciò i piani di Snam Rete Gas per il
raddoppio del rigassificatore di
Panigaglia, e durante una affollata
assemblea nel Febbraio 2006 nella Sala
Consiliare a Portovenere Stefano Sarti,
Presidente Regionale di Legambiente,
rivelò i piani, portando allo scoperto i
vertici Eni presenti in sala che
dovettero ammettere l'esistenza di detti
progetti. |
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Durante la recente audizione presso la
commissione Snam alla Spezia,
Legambiente ha ribadito le proprie
posizioni: "Nessun ampliamento, semmai
riconversione turistica della baia"
(Testo dell'audizione allegato - n.d.r.). |
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Coerentemente a quanto fino ad oggi
sostenuto, Legambiente ritiene superata
la necessità dei rigassificatori,
giudicati "strumenti utili per aumentare
i margini di guadagno di chi importa gas
liquido", ma che impongono forti impatti
in termini di uso del territorio e
ridicole ricadute occupazionali. |
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"Visto il mancato rispetto degli accordi
del '96 col Comune di Portovenere -
commenta il Circolo Nuova Ecologia di
Legambiente - e visti i miseri
investimenti in termini di posti di
lavoro da parte di Eni, riteniamo più
credibile una totale riconversione della
splendida baia di Panigaglia in termini
turistico ricettivi, sicuramente più
remunerativi e con un indotto lavorativo
assai più ampio". |
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Nota: in allegato il
dossier su politica energetica e Snam
e
testo audizione |
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:: Comunicato stampa, 10/02/2008 |
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Oggetto: la visita del Presidente
Burlando a Marinella e la possibile
permuta della Colonia Olivetti |
Abbiamo letto delle ulteriori
dichiarazioni su una possibile permuta
della Colonia Olivetti, dopo la visita
compiuta a Marinella dal Presidente
della Regione Claudio Burlando, il quale
si è reso disponibile ad aprire una
Commissione tecnico – politica "ad acta"
per valutare una simile eventualità.
Premettendo che, per il Coordinamento,
tra i primi valori da difendere, oltre
alla tutela ambientale ci sono anche gli
interessi degli abitanti del Borgo di
Marinella e della proprietà pubblica
(tutti noi) di un bene storico
architettonico come la Colonia Olivetti
e avendo letto della possibilità di uno
scambio tra la suddetta e un tot di
abitazioni del Borgo, e nella
eventualità di una Commissione tecnico
politica sull'argomento, anticipiamo: |
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a) che tale operazione porterebbe alla
rinuncia da parte del Pubblico,
rappresentante di tutti i Cittadini, di
una proprietà di notevole potenzialità
per la fruizione da parte della
Comunità; pertanto pensiamo che una
simile decisione vada presa dopo
notevole ponderazione e tenendo conto
degli eventuali effetti collaterali
negativi per la Comunità stessa della
Val di Magra, che perderebbe l'accesso a
tale bene in forme pubbliche; |
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b) che la Permuta condurrebbe a
un'opportunità di acquisizione
dell'abitazione sicura da parte dei
cittadini del Borgo di Marinella, e
forse alla proprietà pubblica delle
abitazioni stesse: noi siamo molto
favorevoli a ciò, ma siamo perplessi
circa il ruolo che a quel punto
svolgerebbe la proprietà Marinella SPA
nel restauro e nel riassetto di tali
abitazioni del Borgo, visto che, a
nostro parere, la permuta non dovrebbe
limitarsi a un semplice scambio con
trasferimento dell'abitato nudo e crudo
alla mano pubblica, perché in quel caso
ci guadagnerebbe solo Marinella SPA;
Marinella SPA dovrebbe, quindi,
accollarsi anche la spesa per la
riqualificazione delle abitazioni
permutate al Pubblico; |
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c) che la permuta non può avvenire,
laddove si voglia salvaguardare il bene
storico – architettonico Colonia
Olivetti, senza che siano posti dei
vincoli sulla destinazione d'uso dello
stesso, che non può essere altra se non
quella originaria, preesistente anche
l'acquisizione da parte dell'Olivetti
nel dopoguerra all'atto del fallimento
Fabbricotti: cioè quella della
realizzazione all'interno della
struttura di un Centro Olistico o Centro
Benessere, come originariamente
effettuato da Carlo Fabbricotti; siamo
quindi contrari, per tale motivo, alla
realizzazione di Hotel di Lusso o di
altro genere, che stravolgerebbero la
funzione storico – architettonica di un
bene soggetto a vincoli di salvaguardia; |
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d) se la Colonia Olivetti, a quel punto
divenisse, un centro Olistico,
diverrebbe inutile o superflua anche la
realizzazione della Beauty Farm prevista
dal Masterplan 2007 nel bel mezzo della
tenuta agricola, che a nostro parere
stravolgerebbe la fisionomia e la
struttura della stessa, che pur si dice
voler salvaguardare. |
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Per questo ed altri motivi abbiamo
chiesto, come Coordinamento per
Marinella, al Presidente Burlando, un
incontro urgente che stimoli a una
soluzione di salvaguardia dei vari
aspetti del Progetto Marinella. |
Il Portavoce del Coordinamento per
Marinella
Alessandro Poletti |
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Aderiscono: Italia Nostra,
Legambiente, WWF, ACLI, Lega
Consumatori, Comitato "Ambiente,
Diritti, Società", Comitato
Bocca di Magra, Comitato per la
Salvaguardia del Golfo dei
Poeti, Mare Vivo Golfo dei
Poeti, Nicola Nostra, Circolo
Dossetti, Comunisti Italiani,
Sinistra Ecologista e Verdi |
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:: Comunicato stampa, 09/02/2008 |
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Legambiente e combustione cdr: troppa
confusione a La Spezia |
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E' irrealistico e fuorviante pensare
oggi alla combustione del CDR in
centrale, visto che non siamo in grado
di sapere se la tipologia del
combustibile creata dall'impianto di
Saliceti (che deve essere ancora
terminato!) sia compatibile con la sua
combustione in una centrale
termoelettrica. |
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Non sappiamo altresì se la evidente
vetustà del gruppo a carbone di
Vallegrande (l'unico in teoria in grado
di bruciare CDR in co - combustione),
gruppo che seppur restaurato e
ristrutturato è risalente, come
costruzione a quasi 40 anni fa non sia
poi un ulteriore impedimento a questa
scelta. |
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Terza questione: la co - combustione del
CDR nella centrale Enel non è prevista
dall'attuale Piano Provinciale dei
Rifiuti, e quindi se si vuole compiere
questa scelta bisognerà necessariamente
andare a realizzare una variante di tale
Piano, scelta anche questa molto
delicata e problematica, non solo dal
punto di vista meramente tecnico ma
anche e soprattutto politico. |
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Per questo Legambiente non può che
concordare con la posizione del
segretario della Cisl, Pierluigi
Peracchini, anche in relazione alla
necessità di orientare le scelte sui
rifiuti imponendo la giusta gerarchia
per un corretto smaltimento e
trattamento dei rifiuti. |
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Prima di qualsiasi scelta finale bisogna
rilanciare con forza la raccolta
differenziata, che nella Provincia della
Spezia è poco superiore al 20% ben
lontani non solo dal 35% entro il 2006
come da obbiettivi della legge Ronchi,
ma anche dai nuovi obbiettivi fissati
dalla finanziaria (il 40% entro il
31/12/2007). |
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Sulla scelta finale e sulla necessità di
esplorare tecnologie innovative (una è
la dissociazione molecolare ma ve ne
sono altre) questo orientamento viene
non solo dalla commissione parlamentare
ma anche dal consiglio comunale di
Genova, con una deliberazione
recentemente approvata concernente la
scelta finale di smaltimento dei rifiuti
in quella città che da anni discute se
realizzare o no un inceneritore. |
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Legambiente, come ha fatto recentemente
premiando i comuni ricicloni liguri (e
dovrebbe essere preso in considerazione
positivamente da tutti il fatto che ai
primi due posti si sono collocati due
comuni spezzini, rispettivamente Deiva
Marina e Santo Stefano Magra con il 38%
e il 36%, come dire "se c'è la volontà i
risultati vengono") non si stancherà di
ripetere che è la raccolta differenziata
il vero argomento da dibattere se
vogliamo far fare un salto di qualità
allo smaltimento dei rifiuti nella
nostra provincia. |
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:: Comunicato stampa, Roma, 6 febbraio
2008 |
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Dragaggio dei sedimenti portuali nei
SIN, Pecoraro Scanio blocca l'iter del
decreto
Soddisfatta Legambiente: 'quel testo
ignorava parametri fondamentali alla
tutela ambientale" |
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"Accogliamo positivamente la notizia che
il ministro dell'ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio, ha bloccato l'iter del
decreto sul dragaggio dei sedimenti
portuali nei Siti di bonifica di
interesse nazionale (SIN), finché gli
organi tecnici Icram (Istituto centrale
per la ricerca applicata al mare), Apat
(Agenzia per la protezione dell'ambiente
e per i servizi tecnici) e Iss (Istituto
superiore di sanità), non si saranno
espressi nel merito. Il decreto non
contemplava, infatti, azioni necessarie
a garantire la tutela ambientale e
innalzava i valori limite di alcune
sostanze pericolose". Così Vittorio
Cogliati Dezza, presidente nazionale di
Legambiente, riportando quanto
dichiarato dal ministro Pecoraro Scanio
in un incontro con l'associazione
ambientalista. |
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Il decreto – ricorda Legambiente -
discende dalla Legge finanziaria 2007,
che ha rivisto le competenze delle
autorità portuali in materia di dragaggi
dei fondali ricadenti nei siti di
bonifica di interesse nazionale e dato
mandato al ministero dell'Ambiente di
individuare metodologie e criteri per la
movimentazione e la successiva
collocazione dei sedimenti. |
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Per la sua redazione è stato, però,
ignorato completamente il Manuale
tecnico relativo alla movimentazione dei
sedimenti marini redatto da Icram e Apat,
i due organi tecnici di riferimento del
ministero dell'Ambiente che adesso
vengono finalmente coinvolti. |
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In questo manuale sono presenti
specifiche indicazioni tecniche per
tutte le operazioni e i parametri di
riferimento da tenere in considerazione,
che sono invece completamente ignorati
nel decreto, dove non vengono
regolamentate nel dettaglio le diverse
opzioni di gestione dei materiali
dragati, per i quali si prefigura come
preferenziale o forse unica soluzione
percorribile, la deposizione in bacini
conterminati. Nel decreto si prevedeva,
inoltre, di innalzare di centinaia di
volte i valori limite (anche per
sostanze classificate come cancerogene)
per la deposizione dei sedimenti in
casse, vasche o bacini conterminati, con
conseguenti, inevitabili impatti
ambientali. |
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"Laddove si richiede l'assoluta
necessità di rimuovere questi sedimenti
– spiega Stefano Ciafani, responsabile
scientifico di Legambiente - è
assolutamente necessario che questi
vengano prima resi innocui, adottando
prescrizioni molto dettagliate per la
tutela dell'ambiente, sia in fase di
rimozione, sia in quella di deposizione
dei materiali nelle vasche di colmata". |
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L'ufficio stampa 06 86268399 - 79 - 53 |
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:: Comunicato stampa, 16/01/2008 |
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Snam Rete Gas rinuncia all'audizione in
Consiglio Comunale alla Spezia |
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La società del gruppo Eni ha deciso
all'ultimo momento di non partecipare
all'audizione presso la commissione
consigliare spezzina. Secondo
Legambiente La Spezia questo gesto
denota la volontà di sottrarsi ad un
confronto pubblico sul progetto di
raddoppio del rigassificatore di
Panigaglia presentato ai ministeri la
scorsa estate, ma mai illustrato alla
popolazione residente, che avrebbe tutto
il diritto di conoscere le reali
intenzioni di Snam Rete Gas. |
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"Ci auguriamo che l'audizione di Snam
sia stata solo rimandata - commenta
Paolo Varrella di Legambiente - perché
altrimenti saremmo di fronte ad un
atteggiamento che rasenta l'arroganza.
L'audizione doveva essere un momento di
approfondimento, invece rimaniamo col
sospetto che i Comuni di Portovenere
prima e della Spezia poi siano stati
snobbati dal colosso Eni." |
Esiste un coordinamento tra Associazioni
e Comitati che si oppone al progetto di
raddoppio, ritenuto troppo invasivo per
il Golfo della Spezia e che non si sa
quanto possa essere in linea con i reali
fabbisogni energetici nazionali.
"In questi mesi - prosegue Legambiente -
c'è una corsa da parte di molte società
ad accaparrarsi progetti di
rigassificatori senza che la cabina di
regia per l'energia del governo abbia
mai specificato quanto gas serve e in
quale modalità, se via tubo o via nave.
Questa incertezza potrebbe innescare
fenomeni speculativi ai danni delle
comunità locali, in primis quella di
Portovenere". |
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:: Comunicato stampa, 15/01/2008 |
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Processo di Pitelli: si riparte |
Giovedì 17
gennaio alle ore 9,30 presso il
Tribunale della Spezia riprenderanno le
udienze per il processo sullo scandalo
delle discariche di Pitelli.
Legambiente è parte civile al
processo e benché Pitelli sia un
Sito di Interesse Nazionale di Bonifica,
forte è l'aspettativa per far
chiarezza su questo triste episodio
che ha investito la provincia spezzina
fino a metà degli anni '90. |
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"In questi giorni di emergenza rifiuti -
commenta Legambiente - dove si
evidenziano gravi conseguenze
sull'ambiente e sui cittadini per la
combustione nonché gestione
incontrollata della spazzatura, è
fondamentale stabilire quali
ripercussioni si siano prodotte
sulla popolazione e l'ambiente
circostante a causa dei forni
inceneritori presenti sul sito. Inoltre
- prosegue Legambiente La Spezia - è
interessante sviluppare la tematica
degli inquinanti in relazione al
processo di combustione, tenuto conto
che all'epoca del primigenio forno,
venivano bruciati rifiuti speciali". |
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:: Comunicati stampa, 15/01/2008 |
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:: Comunicato stampa, 14/01/2008 |
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Manifestazione di sabato 19 a Napoli
sulla questione rifiuti. |
Questa manifestazione coinvolge le
associazioni della società civile e fa
riferimento all'appello allegato in
basso e a
cui chiediamo alle associazioni e ai
singoli di aderire.
Per le adesioni entro mercoledì 16:
Santo Grammatico
Coordinatore Generale
Legambiente Liguria
Via Caffa 3/5b
16129 Genova
Tel/fax +39 010319168
mobile +39 3292337974 |
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Appello manifestazione Napoli |
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:: Comunicato stampa, 05/01/2008 |
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Polveri fini e porto: non serve a niente
il monitoraggio se non si decide di
abbattere le Pm10 |
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Questo il monito di Legambiente La
Spezia che nei giorni scorsi ha
incontrato insieme ad altre associazioni
e Comitati l'Assessore Ruocco. |
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"I 122 superamenti delle polveri -
commenta Legambiente - indicano una
situazione drammatica per lavoratori
portuali e cittadini, e il Sindaco è la
massima autorità sanitaria che deve
prendere drastiche misure per evitare
malattie e decessi, che come dimostrano
gli studi epidemiologici, sono
direttamente correlate con gli aumenti
di Pm10". |
In altre parole Legambiente ritiene non
più procrastinabile l'assunzione di
responsabilità e l'adozione di misure
drastiche per abbattere le polveri. Ma
quali sono queste azioni tanto urgenti?
"Innanzi tutto - prosegue Legambiente -
bisogna evitare la formazione delle
polveri, applicando filtri anti
particolato a tutti i motori diesel di
gru e camion. Inoltre rifiutiamo la
scusa degli scavi a Pagliari, perché non
c'è nessuna relazione tra le due realtà.
Infine vorremmo sapere che fine ha fatto
l'Ordine del Giorno votato in Regione
per l'istituzione di un tavolo
partecipato che valuti i singoli impatti
del porto sulla città in relazione al
nuovo PRP" |
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Sicuramente le Associazioni e i Comitati
chiederann | | | | |